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23 giugno 2026

Loghi e marchi nel 2026: dalle tendenze di design alle novità sulla registrazione

Nel 2026 i loghi più efficaci tornano a sembrare disegnati da una mano umana, mentre registrare un marchio diventa più digitale e, per le PMI, più economico grazie ai voucher europei.

Chi quest’anno lavora su loghi e marchi si muove su due piani che conviene tenere insieme: il modo in cui questi vengono disegnati e il modo in cui vengono tutelati.

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Tra automazione e autenticità

C’è un filo che tiene insieme quasi tutte le previsioni di design per quest’anno, ed è una reazione. Dopo stagioni di loghi minimal levigati da strumenti automatici, il mercato chiede oggi dei segni che abbiano un carattere riconoscibile. Il forecast creativo di Adobe per il 2026 lo dice chiaramente: il design si sta spostando verso forme organiche, analogiche, pensate a misura di persona, quasi a fare da contrappeso alla presenza ormai costante di IA, realtà aumentata e gaming nella vita di tutti i giorni.

La conseguenza pratica riguarda chi un logo lo deve usare davvero, ovvero le aziende; oggi un marchio viene giudicato anche per come regge in movimento, sul packaging, dentro un’icona da pochi pixel e nei feed social, restando sempre riconoscibile: in altre parole, conta più sapersi distinguere che la novità in sé.

 

Le tendenze dei loghi nel 2026

Ecco le direzioni più solide dell’anno, con qualche indicazione su dove funzionano meglio. L‘idea del file unico, statico, buono per ogni contesto sta tramontando; non è un caso dunque che brand come Nike e Coca-Cola stiano gestendo da anni più varianti dello stesso segno a seconda dell’uso, e questa logica si sta allargando anche alle aziende più piccole.

Un logo adattivo perde dettagli quando deve stare in un’icona minuscola e li recupera quando ha più spazio per “respirare”. La versione più spinta sono i morph-marks, marchi che cambiano forma, colori o composizione in base al contesto, alla stagione o persino al singolo utente. Funzionano soprattutto per i brand nati in digitale: si definisce una forma centrale forte e si lasciano variare gli elementi attorno.

A livello di colori, il bianco e il nero ad alto contrasto comunicano sicurezza, si leggono ovunque e dimostrano che per posizionarsi nella mente del consumatore è sufficiente utilizzare pochi colori

Allo stesso tempo, gli emblemi circolari e i loghi in stile badge tornano in scena, trasformandosi in un vero e proprio simbolo di fiducia; ricordano i timbri ufficiali, e per questo si adattano bene a marchi storici, artigiani e attività di servizio che vogliono trasmettere autorevolezza. Il cerchio ha anche un vantaggio pratico: sta comodo su un avatar social, su un adesivo, su una confezione. Per gli usi digitali conviene preparare una versione semplificata, così la leggibilità non si perde alle dimensioni piccole.

Le lettere realizzate su misura, personalizzate e non che scelte da una libreria di font, sono tra i segnali più forti di quest’anno. Nascono come schizzi e vengono rifinite finché non si trasformano in un vero e proprio marchio, e il risultato è un alfabeto che nessun concorrente possiede. Sulla stessa linea c’è il gusto per la piccola imperfezione controllata: un angolo tagliato, una lettera leggermente storta, un dettaglio fuori posto che crea un momento memorabile.

La regola è il controllo: si lascia che a fare la differenza sia un solo elemento, mentre tutto il resto rimane pulito e leggibile. Nel suo Logo Trend Report 2026, Bill Gardner di LogoLounge segnala il ritorno delle linee parallele e stratificate, ma con un’intenzione diversa rispetto agli anni Settanta: meno velocità pura, più ritmo e rivelazione graduale.

Accanto a queste compaiono composizioni geometriche compatte, in cui pochi elementi direzionali vengono raccolti dentro un contenitore squadrato per dare un’idea di coesione e di obiettivo condiviso.

 

Cosa cambia per la registrazione del marchio nel 2026

Se disegnare un buon logo è metà del lavoro, l’altra metà consiste nel proteggerlo, e anche qui il 2026 porta qualche cambiamento utile da conoscere. L’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) ha digitalizzato gran parte dei suoi servizi: per la maggioranza delle domande il deposito telematico è ormai obbligatorio. La procedura è più rapida, ma la maggiore facilità di accesso ha fatto crescere il numero di domande depositate, e questo rende più delicata la verifica preventiva di cui parleremo a breve.

Le tasse ufficiali cambiano in base al territorio e al numero di classi merceologiche scelte secondo la Classificazione di Nizza. Per un marchio nazionale depositato online all’UIBM si parte da circa 177 euro per una classe, con 34 euro in più per ogni classe aggiuntiva. Il marchio dell’Unione Europea, registrato all’EUIPO con un solo deposito valido in tutti i 27 Stati membri, costa parecchio di più: una registrazione europea può arrivare a tre o quattro volte la spesa di quella italiana. Per i mercati fuori dall’Unione c’è il Protocollo di Madrid, che con un’unica domanda permette di estendere la protezione a oltre 130 Paesi, con un costo legato a quanti Stati e quante classi si selezionano.

La protezione di un marchio italiano dura dieci anni e si può rinnovare all’infinito. La novità più interessante per le piccole e medie imprese si chiama Fondo PMI dell’EUIPO, il programma “Ideas Powered for Business“, attivo anche nel 2026. Prevede voucher che rimborsano in parte le tasse pagate per registrare marchi e disegni o modelli a livello nazionale, europeo e internazionale, fino a 700 euro; per chi sta costruendo un marchio quest’anno è un aiuto che abbassa di molto la barriera economica della tutela.

Tornando alla verifica preventiva del marchio, su questa circola un equivoco diffuso: molti pensano che l’ufficio marchi controlli, prima di concedere la registrazione, se esistono segni identici o simili già depositati. In realtà l’UIBM verifica solo che la domanda sia formalmente corretta e che il marchio rispetti i requisiti di liceità, veridicità e originalità, senza fare alcuna ricerca di anteriorità. L’EUIPO esegue una ricerca automatica e invia un avviso ai titolari di marchi anteriori potenzialmente in conflitto, ma anche lì tocca a chi vanta diritti precedenti opporsi, entro tre mesi dalla pubblicazione. Tradotto, questo significa che prima di investire su un logo conviene far fare una ricerca di anteriorità nelle banche dati UIBM, EUIPO e WIPO. Non è obbligatoria per legge, ma costa una frazione di quello che costerebbe un contenzioso.

 

Domande frequenti

Nelle prossime righe rispondiamo alle FAQ più frequenti sull’argomento del marchio e della sua registrazione.

 

Conviene di più un marchio nazionale o un marchio UE nel 2026?

Dipende da dove lavori. Il marchio nazionale UIBM tutela solo il territorio italiano e costa meno, quindi va bene per chi opera soltanto in Italia. Il marchio dell’Unione Europea copre tutti i 27 Stati membri con una sola domanda, ma costa di più e segue il principio del “tutto o niente”: se viene respinto perché problematico anche in un solo Paese, puoi comunque convertirlo in domande nazionali mantenendo la data di priorità iniziale.

 

Posso usare il simbolo ® appena deposito la domanda?

No. Il simbolo ® indica un marchio già registrato, e usarlo su un marchio non ancora concesso può costituire un illecito civile o penale. Fino alla registrazione conviene non utilizzarlo.

 

Quanto dura la protezione di un marchio?

Dura dieci anni dalla data di deposito e si può rinnovare senza limiti di volte. Le scadenze di rinnovo vanno rispettate: una volta scaduto, il marchio perde validità e può essere registrato da qualcun altro.

 

Un logo molto di tendenza rischia di invecchiare in fretta?

È il rischio di chi insegue solo l’estetica del momento. Le tendenze del 2026 rendono di più se usate come strumenti e non come regole: si sceglie la direzione adatta alla propria storia e la si esegue con chiarezza. I loghi che durano si reggono su leggibilità ed esecuzione pensata, e il tocco di tendenza arriva dopo, come ultimo strato.

 

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Nel 2026 a fare la differenza sono i marchi che si fanno riconoscere senza somigliare a tutti gli altri: sul design vuol dire segni leggibili, adattabili, con un tratto umano; sulla tutela vuol dire depositare prima del lancio, verificare che il segno sia libero e usare gli incentivi quando disponibili.

Se hai in mente un nuovo logo, un restyling o la registrazione del tuo marchio, Perazza è l’agenzia di grafica e comunicazione che fa al caso tuo: contattaci per maggiori informazioni.

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