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Calendario Perazza 2023

CALENDARIO PERAZZA 2023

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CREATIVI, APPASSIONATI, CONCRETI: NOI SIAMO COSÌ. SVILUPPIAMO PROGETTI DI COMUNICAZIONE EFFICACI, LAVORANDO CON LE IMPRESE PER RAGGIUNGERE I LORO OBIETTIVI DI BUSINESS
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I RISULTATI DEL CALENDARIO

Anche nel 2022 i calendari Perazza hanno lasciato il segno. Il progetto promosso dalla nostra agenzia in collaborazione con Benetton Rugby, Imoco Volley e Treviso Basket ha raccolto 22.370 euro a favore dello IOV – Istituto Oncologico Veneto. La somma contribuirà all’umanizzazione delle cure per i pazienti della radioterapia pediatrica.

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Oltre 150 aziende ci hanno dato fiducia negli anni: con molte di loro continuiamo a portare avanti progetti di comunicazione, marketing e branding. Ѐ quello che succede quando le persone lavorano bene insieme: una collaborazione che cresce, si sviluppa e raggiunge risultati concreti che durano nel tempo.

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24 gennaio 2023
Web marketing per il turismo: le strategie vincenti
Web marketing per il turismo: un settore strategico, e a dirlo sono le cifre. Prendendo in considerazione solo le imprese aderenti a Confturismo, in Italia parliamo di 220mila aziende, tra hotel, campeggi, strutture ricettive in genere, agenzie di viaggi, tour operator, bar e ristoranti delle località turistiche. Un comparto che, da solo, occupa più di un milione di lavoratori e produce un fatturato di 25 miliardi di euro all'anno. La tua impresa appartiene a questo settore? Allora sappi che se vuoi sviluppare una strategia di marketing e comunicazione efficace sui canali digitali devi definire con cura obiettivi, target e contesto. Ne parliamo in questo articolo. Cos'è il web marketing per il turismo Detto in parole semplici, il web marketing per il turismo è l'insieme di strategie di comunicazione, azioni e strumenti da utilizzare per comunicare in modo efficace le caratteristiche e il valore della tua impresa turistica o della località in cui opera. L'obiettivo del web marketing turistico, almeno nelle sue linee generali, è dunque quello di attrarre potenziali clienti, convincerli della bontà e dei vantaggi dei tuoi servizi e spingerli, a seconda dei casi, ad acquistare un viaggio, prenotare una stanza, riservare un tavolo. Come abbiamo visto, però, le aziende del settore turistico sono molte e diverse tra loro. Proviamo a identificarle per categoria, in base alle loro caratteristiche e ai loro obiettivi di marketing: Strutture ricettive: hotel, alberghi, bed & breakfast sono probabilmente le prime realtà a cui si pensa quando si fa riferimento al comparto turistico. L'obiettivo comune è attirare prenotazioni ma, a seconda del livello e delle caratteristiche dei servizi offerti, gli elementi da comunicare sono diversi. Ad esempio, alcune strutture potrebbero puntare sull'esclusività, altre sull'attenzione a categorie particolari di clienti, come ad esempio le famiglie o gli sportivi, altre ancora sulla sostenibilità. Tour operator e agenzie di viaggi: si tratta di intermediari che vendono proposte di viaggio, itinerari, pacchetti turistici. Gli argomenti su cui mettere l'accento potranno essere attenzione al cliente, servizio di supporto h24 durante il viaggio, disbrigo delle pratiche collegate. A meno che non si tratti di operatori specializzati  su temi particolari, come ad esempio il turismo ecologico o i viaggi incentive. Aziende di promozione turistica pubbliche o semi-pubbliche. In questo caso, ad essere comunicato sarà il valore dell'intera destinazione turistica. Una città storica, una destinazione di montagna, un'area vitivinicola, tanto per citare alcuni esempi. A seconda delle caratteristiche, del tipo di offerta turistica e del genere di visitatori che si vuole attirare, si descriveranno le esperienze, i luoghi da visitare, gli eventi stagionali e così via. Servizi di ristorazione attivi nelle località turistiche. Si tratta di bar, ristoranti e altre realtà simili che, alla loro offerta di ristorazione, possono aggiungere il vantaggio di trovarsi in un luogo interessante da visitare. Di conseguenza, potranno puntare con il legame con il territorio: piatti tipici, collaborazioni con produttori locali, vicinanza a siti di interesse. Se sei un'impresa turistica, sono alcuni elementi da cui puoi partire per sviluppare la tua strategia di marketing digitale. La differenza, però, la faranno le caratteristiche specifiche della tua offerta e il modo in cui darai loro valore attraverso la comunicazione. Come impostare una strategia di web marketing turistico Il primo passo per strutturare una strategia di digital marketing per il settore turistico è l'analisi dei tuoi obiettivi, dei bisogni del tuo target e del contesto. Anche se il risultato finale che vuoi ottenere è quello di convincere potenziali clienti ad acquistare i tuoi servizi, i tuoi obiettivi possono variare e sono sempre collegati alle esigenze del tipo di clientela a cui ti rivolgi. Identificazione degli obiettivi e analisi del target, dunque, vanno di pari passo. Ad esempio: Se vuoi farti conoscere da potenziali clienti, attiverai azioni mirate in cui parlerai del tuo brand, del valore aggiunto della tua proposta e dei servizi che offri, a seconda delle preferenze della tua clientela. Potrai presentarti, ad esempio, come un servizio di ristorazione esclusivo, che offre al cliente una cucina di ricerca in una location top. L'ideale per una clientela raffinata, dall'elevato potere di spesa e che, in un pranzo o una cena, cerca soprattutto un'esperienza da vivere. Se vuoi attirare l'attenzione su un servizio particolare, lo descriverai nei dettagli mettendone in luce vantaggi e benefici, sempre in relazione con ciò che il tuo cliente sta cercando. Ad esempio, se sei un family hotel che propone pacchetti weekend dedicati alle famiglie con bambini, potrai descrivere i servizi collegati: baby-sitting qualificato su prenotazione, menù dedicati ai più piccoli baby club serale. In questo modo, intercetterai i bisogni dei genitori che vogliono prenotare una vacanza con i bambini senza rinunciare al relax. Dopo aver fatto conoscere la tua struttura al cliente e avergli presentato i tuoi servizi di punta, l'obiettivo è condurlo all'acquisto. In questa fase il tuo target saranno i turisti che già conoscono te e la tua proposta e che stanno valutando la prenotazione. Questo tipo di analisi, come avrai già capito, ti porterà anche a riflettere su elementi strategici importanti. Ad esempio: Posizionamento sul mercato: ti rivolgi ad una nicchia specifica o a un pubblico generalista? I tuoi servizi sono indirizzati ad una clientela di lusso o al segmento medio? Efficacia del tuo digital branding: un elemento che riguarda l'immagine che i tuoi clienti potenziali hanno di te attraverso il web. L'immagine percepita corrisponde a quella che vorresti trasmettere o è diversa? Esprimi in modo efficace i valori della tua impresa, in cui il tuo target può rispecchiarsi? Tone of voice: pensa a come ti rivolgi al tuo target e qual è il tuo stile di comunicazione. Usi un tono amichevole o più formale? La tua immagine visiva (logo, marchio, colori collegati) rispecchia i gusti e le aspettative della tua clientela? Una volta analizzati obiettivi, bisogni del target, posizionamento e tone of voice si possono iniziare a definire la strategia di comunicazione per raggiungere i risultati attesi e gli strumenti da utilizzare. Parlando proprio di strumenti, una strategia efficace di web marketing per il turismo ne coinvolge più di uno. Ciascuno permette di creare contenuti ad hoc da veicolare su diversi canali, per raggiungere il tuo pubblico target. Sito web. Sviluppare un sito web che descriva chiaramente l'immagine del tuo brand, i servizi che offri e i vantaggi collegati è la base per una buona strategia di web marketing. In più, va curata l'esperienza dell'utente, che deve poter trovare le informazioni e contenuti che cerca in modo rapido, con pochi click. Blog aziendale. Il marketing turistico è un contesto ideale per creare un blog aziendale: i contenuti del blog, infatti, intercettano le ricerche degli utenti in rete e attirano traffico al tuo sito. Immagina un turista che vuole visitare la città in cui si trovano il tuo hotel, il tuo ristorante, la tua agenzia di tour operator: cercherà online informazioni su luoghi di interesse, eventi, percorsi. Se nel tuo blog offri contenuti in linea con queste ricerche e li posizioni sulle prime pagine di Google grazie ad una buona consulenza SEO, l'utente arriverà al tuo sito in modo automatico. Social marketing. Parlare di social collegandoli al marketing turistico apre un mondo di possibilità. Attraverso i social, infatti, potrai proporre al tuo target contenuti coinvolgenti in linea con i loro interessi. Incuriosire, far sognare, informare sula destinazione e sui tuoi servizi e infine fidelizzare i clienti, che torneranno a visitare pagine e profili: sono tutti obiettivi da raggiungere attraverso la gestione efficace dei social network. Certo, servono una strategia specifica dedicata un piano editoriale ben definito. Campagne di adv. Contenuti del tuo sito, post social e altri contenuti web possono essere anche "spinti" attraverso campagne di advertising mirate. In questo caso, dovrai definire un budget da investire e degli obiettivi specifici da raggiungere e destinare le risorse in base al tipo di risultato da ottenere e alla durata della campagna, Email marketing: sì, stiamo parlando di newsletter e affini. Attraverso le newsletter potrai offrire al tuo target notizie e informazioni utili: news su nuovi servizi, promozioni a cui aderire, link a contenuti del tuo blog, notizie sugli eventi stagionali. Le tue mail periodiche diventeranno un appuntamento fisso che il cliente aspetterà e seguirà. E che potranno essere ancora più efficaci, grazie agli automatismi mirati della marketing automation. Video. I video per il settore turistico sono uno strumento di marketing molto potente. Uno dei modi più efficaci per mostrare al turista l'esperienza che vivrà prima ancora che arrivi a destinazione. In più, possono essere riutilizzati su più canali: il tuo canale youtube, le tue pagine social, il tuo sito web. Per organizzare le risorse in maniera efficace dovrai definire il budget che intendi mettere a disposizione delle tue attività di web marketing nel settore turismo. Inoltre, dovrai pensare a come distribuire le diverse azioni nel tempo. Infine, dovrai anche attivare strumenti che ti permettano di misurare i risultati ottenuti, in base a indicatori precisi. Ti sembra troppo complesso da gestire? Se decidi di fare tutto da solo, probabilmente sì. Se invece ti rivolgi ad un'agenzia di comunicazione e web agency come Studio Perazza, potrai contare su un team di professionisti con esperienza nel marketing turistico. Esempi e buone pratiche Per darti un'idea di come si può declinare una strategia di web marketing per il il turismo ti presentiamo alcuni dei progetti che Studio Perazza ha curato in questo settore. Iniziamo con il progetto che abbiamo sviluppato per l'Hotel Esplanade Tergesteo di Montegrotto Terme. Il cliente voleva rinnovare il proprio sito web e la propria comunicazione online, esprimendo in modo più efficace e coinvolgente ricercatezza, stile e lusso. Per farlo, abbiamo scelto la metafora della danza, sviluppando immagini e video che seguono i passi di una ballerina negli spazi più iconici della struttura ricettiva.   Ecco alcune immagini del risultato.   [gallery columns="2" ids="1295,1329"]   Per Locanda Cipriani, storica struttura ricettiva di Torcello, curiamo invece il piano editoriale Instagram e Facebook. A inizio 2023 il nostro studio grafico ha rinnovato il layout dei post e i nostri copy hanno definito nuovi contenuti, legati non solo alla proposta gastronomica e ai servizi della locanda ma anche a Venezia e alla sua storia. L'obiettivo è quello di proporre contenuti che stuzzichino la curiosità del turista. Di conseguenza, sui social raccontiamo anche leggende e aneddoti e mostriamo la città delle meraviglie in scatti insoliti o notissimi, per stimolare reazioni, interazioni e... prenotazioni, ovviamente!   Ecco alcune immagini tratte dai post più recenti: [gallery ids="8305,8307,8309"]   Per il progetto I-Ve – Percorsi nella Venezia Orientale, finanziato con fondi regionali ed europei, abbiamo invece realizzato un video emozionale con una forte componente di storytelling. Il progetto è stato presentato dal GAL della Venezia Orientale con l'obiettivo di incentivare il turismo lento e sostenibile in bicicletta. Le immagini del territorio si sovrappongono a frasi coinvolgenti e ad una colonna sonora evocativa, quasi solenne. Il video segue il percorso di un gruppo di turisti in bicicletta, svelando luoghi da visitare e piccole chicche nascoste. Una scelta che ha l'obiettivo di far vivere al visitatore l'esperienza che lo attende, immersa nella natura e ricca di fascino, ancor prima che arrivi a destinazione.   Ecco il risultato:   Come azienda che organizza eventi per le imprese, Studio Perazza ha curato l'allestimento e la comunicazione di "Spritz and flowers". L'evento è stato promosso dal Comune di Jesolo e da Confcommercio, con l'obiettivo di arricchire il programma di eventi della stagione estiva 2017. La nostra agenzia di comunicazione si è occupata di: sviluppare l'immagine coordinata: brochure, flyer, roll up; realizzare il reportage fotografico dell'evento; come web agency, gestire la fan page social dedicata, definendo il piano editoriale e curando la pubblicazione di contenuti in real time.   Ecco alcune tra le immagini più belle della giornata: [gallery ids="8000,7992,7986"] Sei un'impresa del settore turismo e vuoi sviluppare una strategia di web marketing integrata ed efficace? Contattaci e fissa un appuntamento con noi per parlarne: ti affiancheremo in ogni fase, dalla consulenza strategica alla gestione degli strumenti più efficaci.
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10 gennaio 2023
Rebranding: cinque esempi da studiare
Quali sono i migliori esempi di rebranding recenti e perché sono efficaci? Ne parliamo in questo articolo, partendo dalla definizione di rebranding e presentando cinque casi di studio tra i più interessanti. Rebranding: cos'è Il rebrending è un azione di rinnovamento significativo nella brand identity di un'impresa, per cambiare la percezione che clienti, partner di business e altri attori significativi hanno dell'azienda. A seconda degli obiettivi strategici e dell'ampiezza del processo, un'attività di rebranding può modificare diversi elementi: ad esempio logo e marchio, tone of voice, strategia di comunicazione. Alcuni esperti di marketing, tra cui Lambkin e Muzellec, individuano due possibili percorsi di rebranding: Rebranding evolutivo: legato a modifiche graduali nel tempo, come ad esempio il cambio di alcuni elementi del logo o del pay-off Rebranding rivoluzionario: in questo caso si modifica radicalmente l'immagine dell'impresa, spesso cambiando anche il naming aziendale e la strategia di comunicazione. Secondo queste definizioni, l'incisività e l'ampiezza dell'azione di rebranding si misurano considerando due dimensioni: posizionamento sul mercato ed elementi visuali. Come vedremo analizzando cinque esempi di rebranding, alcune aziende hanno scelto di modificare principalmente gli elementi visivi del brand e altri aspetti collegati. Altre, invece, hanno optato per una revisione della strategia di posizionamento complessiva, cambiando il modo di proporsi ai consumatori o rivolgendosi a target nuovi, in sostituzione o in aggiunta a quelli tradizionali. Un'altra distinzione proposta dagli esperti di marketing riguarda la differenza tra rebranding proattivo e reattivo: Il rebranding proattivo nasce per un'esigenza che parte dall'azienda stessa. Ad esempio, quando si rende conto che un cambio di immagine può portare ad intercettare nuovi clienti, o a veicolare meglio un percorso di innovazione di prodotto o di processo in corso. Il rebranding reattivo, invece, è frutto della reazione ad un evento. Potrebbe trattarsi di una riorganizzazione societaria, o dell'acquisizione di un nuovo ramo d'azienda, o ancora di un fatto che ha danneggiato la reputazione dell'impresa. Molto spesso il rebranding reattivo si verifica in risposta a cambi di strategia o novità proposte da un concorrente: in questo caso l'obiettivo è non perdere terreno e riuscire a mantenere o ricreare un vantaggio competitivo sul mercato. In ogni caso, un'azione di rebranding, in ambito digitale e non solo, è un percorso complesso, che richiede investimenti in risorse professionali, economiche e strategiche. E che non è priva di rischi: il pubblico di riferimento, infatti, potrebbe accogliere il cambiamento con favore, ma anche non accettarlo. Una situazione del genere impone una riflessione e, se necessario, un ritorno alla vecchia immagine, del tutto o in parte. Il rebranding di Barilla Quello di Barilla è uno degli esempi di rebranding più  recenti e studiati nel campo del marketing. Nel 2022, in occasione del 145esimo anniversario della nascita dell'azienda, Barilla ha proposto alcune innovazioni nell'immagine del brand: Il cambio di logo. Barilla ha modificato il proprio logo, eliminando l'elemento bianco curvo che, fin dalla sua adozione, integrava l'ovale rosso a rappresentare l'albume e il tuorlo dell'uovo. Al logo è stata aggiunta anche la frase "dal 1877", per rimarcare la storicità dell'azienda. Il colore si fa più intenso, quasi passionale, a indicare l'amore di Barilla per la pasta e per il proprio lavoro. La scritta Barilla, ossia il logotipo, è stata ridisegnata, scegliendo una grafica che rimanda a concetti di stabilità e solidità. Le modifiche al packaging. Ritorna il match tra rosso e blu che ha caratterizzato il brand fino al 2020, quando Barilla aveva scelto di utilizzare l'azzurro come sfondo per le scatole di pasta, in omaggio al cielo azzurro italiano. Nel nuovo packaging, però, il blu è più elegante e il logo rosso e bianco si sposta al centro della confezione. L'azienda, inoltre, ha scelto di eliminare la finestrella in plastica dalle confezioni blu, come segno di una maggiore sostenibilità ambientale. In più, le confezioni sono prodotte con cartone riciclabile proveniente da foreste certificate FSC. Una nuova linea di prodotto. Il cambiamento nell'immagine grafica e nel packaging è accompagnato dall'introduzione di una nuova linea di prodotto: la pasta Barilla trafilata al bronzo. Un prodotto premium, che incontra i gusti di consumatori sempre più attenti alla qualità del cibo, anche come esperienza sensoriale. Qualità, intensità, esclusività: valori che si ritrovano anche nel packaging della linea, con la confezione interamente rossa, il logo al centro e le scritte in blu. La riapertura di Bottega Barilla. Per sottolineare l'importanza della storicità del brand come valore, Barilla ha riaperto la storica bottega a Parma. Uno spazio aperto, che sarà non solo un luogo espositivo, ma un riferimento dove acquistare, conoscere, partecipare a eventi. [caption id="attachment_8129" align="aligncenter" width="600"] Fonte: Sito Barilla[/caption]   Tra gli esempi, il rebranding Barilla spicca perché il processo coinvolge più elementi, dal logo al posizionamento. Attraverso le modifiche, infatti, l'azienda comunica sia un rinnovamento dell'immagine, sia precise scelte strategiche aziendali l'attenzione al pianeta, la valorizzazione della storicità, l'innovazione del prodotto. Il rebranding di Peugeot Anche il rebranding di Peugeot, tra gli esempi più interessanti, riguarda diversi aspetti dell'identità aziendale e del modo di proporsi al pubblico e clienti. Il cambio di logo è l'elemento più evidente, ma non è l'unico: Modifiche al logo. Dalla sua nascita, nel 1850, Peugeot ha proposto dieci loghi differenti. Una variazione abbastanza frequente, con fortune alterne. L'ultima revisione, presentata nel 2021 e adottata su strada nel 2022, sceglie linee essenziali e rigorose, che guardano al futuro. Una scelta coerente anche con gli sviluppi green della casa automobilistica, con soluzioni ibride ed elettriche recenti. Revisione del sito web. La user experience cambia, permettendo all'utente di scegliere e configurare in pochi click il proprio modello di auto. Anche i contenuti video sono in parte innovativi: come quello girato utilizzando una sfera che fa ruotare la nuova Peugeot 408, per mettere in luce come sia "inaspettata da ogni punto di vista". Lancio di una nuova linea di abbigliamento e accessori, in linea con quanto già fatto da alcuni competitor della stessa fascia di prezzo, come Citroën o Renault. Nuovo concept, presentato a inizio 2023 al Consumer Electronic Show di Las Vegas. Innovazioni nel design negli interni, più sportivi e aggressivi, per un'esperienza di guida fedele ai valori del marchio, definiti come "Allure, emozione ed eccellenza". [caption id="attachment_8131" align="aligncenter" width="599"] Fonte: sito Peugeot[/caption]   Anche in questo caso il rebranding è stato funzionale ad un processo di cambiamento più ampio. Anzi, il percorso evolutivo è ancora in corso. Il nuovo logo ha aperto la strada a innovazioni ancora più radicali come, appunto, la scelta di un nuovo concept di prodotto. Il rebranding di Burger King A differenza di Peugeot, Burger King è uno degli esempi di rebranding poco frequente. Nel 2021, infatti, la storica catena americana  ha rinnovato la propria immagine dopo oltre 20 anni. Affermando, senza mezzi termini, che il rebranding segnava "l'inizio di una nuova era". Analizziamo, allora, gli elementi principali di questo percorso: Cambio del logo. Il nuovo logo è più semplice e pulito: ricorda quello proposto dall'azienda alla fine degli anni '60.  Rispetto al logo precedente, che suggeriva l'idea di movimento, la veste meno dinamica slega il brand dal concetto di fast food per concentrarsi sulla qualità. La scelta è coerente con alcune novità già introdotte nel 2022, quando Burger King ha promosso il concetto di "cibo vero", eliminando conservanti, coloranti e aromi artificiali dai suoi prodotti. Lettering. Il lettering è più arrotondato, per ricordare la forma tonda del panino e delle sue componenti. Il nuovo font è di proprietà dell'azienda e anche il nome scelto, flame, risponde a una strategia precisa. Cambio delle divise del personale. Sulla scorta di quanto avvenuto per il logo, anche le divise di chi lavora da Burger King sono state modificate. I colori si sono fatti più audaci, introducendo un riferimento esplicito al processo di cottura alla fiamma, grazie all'uso del rosso scuro e dell'arancione. [caption id="attachment_8137" align="aligncenter" width="600"] Fonte: pagina Facebook Burger King[/caption]   Per scelta aziendale, le modifiche sono state introdotte gradualmente. L'evoluzione si è vista prima nel digital branding di Burger King, ad esempio con le modifiche a siti web e pagine social. A questo proposito, diversi grafici ed esperti di digital image hanno notato subito che il nuovo logo "funziona meglio" sul web. Più lento il passaggio nelle sedi fisiche e nel packaging proposto, che comunque è stato quasi del tutto completato. Il rebranding di PayPal A guidare il rebranding che PayPal ha proposto nel 2022 è stato un concetto chiaro: prima le persone. L'obiettivo strategico dichiarato è quello di evidenziare la coerenza tra immagine e mission aziendale. PayPal, infatti, si propone come società che intende "democratizzare i servizi finanziari per garantire che tutti abbiano accesso a servizi convenienti e sicuri per avere il controllo sulla propria vita finanziaria". Sulla scorta di questa affermazione, l'azienda ha deciso di modificare alcuni elementi della sua brand identity: Restyling del logo. La doppia "p" che caratterizza da sempre PayPal è leggermente allungata e la sovrapposizione tra le due lettere è più netta. Questo meccanismo si presta ad essere sfruttato nelle campagne promozionali del brand: le due "p", infatti, diventano la cornice che delimita ed evidenza l'immagine delle persone, che diventano protagoniste della comunicazione aziendale. Modifiche ai colori del brand. I blu sono stati leggermente modificati e l'azienda ha deciso di introdurre in palette il giallo. Lo stesso giallo che gli utilizzatori di PayPal trovano nel pulsante online che cliccano al momento di confermare pagamenti e transizioni. Contenuti creati per valorizzare la diversità. Le nuove campagne di PayPal hanno come protagonisti uomini e donne di diversa professione, etnia e ceto sociale. Raffigurati in momenti di vita quotidiana collegabili all'acquisto con PayPal, ma senza che questa componente sia preponderante. [caption id="attachment_8141" align="aligncenter" width="600"] Fonte: pagina Instagram PayPal[/caption]   Tra gli esempi di rebranding che abbiamo proposto, quello di PayPal è forse tra i più semplici. Non per questo, però, risulta meno efficace: infatti, ha il merito di riuscire a consolidare la relazione con il cliente, mettendolo al centro della comunicazione aziendale. Il rebranding di Pfizer L'ultimo caso di studio in tema di rebranding che analizziamo è l'esempio di Pfizer. Quello di Pfizer è un caso decisamente attuale, dopo che la pandemia da Covid-19 ha acceso i riflettori sulle case farmaceutiche e, di conseguenza, sulla loro immagine. In questo caso, il cambiamento di logo è stato accompagnato da una presa di posizione decisa e netta a livello di concetto.  La vecchia immagine di Pfizer era molto semplice: il nome dell'azienda racchiuso una forma che rimandava ad una pillola blu (sì, probabilmente proprio quella pillola blu, prodotta appunto dalla casa farmaceutica americana). Ora invece: Il vecchio logo è stato sostituito. La forma della pillola è scomparsa e il logo non è più inserito in una forma chiusa. Invece è accompagnato da un'elica, molto semplice ma immediatamente riconoscibile nei suoi riferimenti. Si tratta infatti dell'elica del DNA, base fondamentale per la ricerca scientifica e farmaceutica. Questa scelta è coerente con il messaggio che il brand vuole veicolare. La campagna di lancio del nuovo logo, infatti, è accompagnata dal pay-off  "science will win", ossia "la scienza vincerà". Un invito a fidarsi della ricerca scientifica e a considerarla come punto di riferimento saldo, in un momento storico in cui la sua affidabilità è messa in discussione. [caption id="attachment_8139" align="aligncenter" width="600"] Fonte: pagina Instagram Pfizer[/caption]   Si potrebbe quasi considerare il rebranding di Pfizer come una declinazione della comunicazione di crisi. Che, per definizione, deve essere rassicurante. Una componente di sicurezza che ritroviamo in molte delle campagne promosse dall'azienda, anche in Italia. Ad esempio, nel nostro paese la casa farmaceutica collabora con associazioni, strutture sanitarie ed enti pubblici per iniziative riguardanti: La diagnosi precoce di alcune malattie e sindromi cardiache; L'informazione nelle scuole riguardo alla sana alimentazione; La medicina narrativa, un'approccio che permette ai pazienti di raccontare la propria esperienza con la malattia. A fare da filo conduttore alle iniziative citate, l'informazione consapevole alle persone, come strumento per aumentare l'efficacia di cure e prevenzione. Gli esempi che abbiamo presentato mostrano come dietro un rebranding di successo ci sia una strategia precisa. Non si tratta solo di un cambio nell'immagine visuale del brand, ma di un percorso più profondo che comunica cambiamenti, innovazioni, mutamenti di posizionamento sul mercato. La tua azienda sta vivendo un percorso di cambiamento che la sua immagine non rispecchia in modo efficace? Contattaci: il team di Studio Perazza ti affiancherà per studiare un percorso di rebranding su misura.
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27 dicembre 2022
La strategia di marketing di Converse tra storia, intuizione e social network
Analizzare la strategia di marketing e di social media marketing di Converse vuol dire confrontarsi con un brand che ha superato indenne più di cento anni di storia. Con un plus vincente: intuizioni innovative sempre in anticipo sui tempi. Strategia di marketing Converse: la storia Converse viene fondata in Massachusetts nel 1908: l'azienda produce scarpe di gomma e calzature da lavoro. Nel 1917, però, la strategia di posizionamento cambia radicalmente: Converse decide di realizzare scarpe per lo sport e, in particolare, per la pallacanestro, che in quegli anni iniziava a diventare popolare negli USA. Da quel momento in poi, le scarpe Converse sono legate al mondo del basket: in particolare da quando Chuck Taylor, un cestista famoso in tutta America, si innamora delle calzature del brand. L'atleta inizia a usarle e a promuoverle durante le sue attività sportive. Da allora il binomio Converse - basket è protagonista di una strategia di marketing sviluppata con intuizioni decisamente all'avanguardia per i tempi: Nel 1921, Taylor diventa commerciale per la Converse e fonda una squadra di pallacanestro sponsorizzata dall'azienda: i Converse All-Star (il nome vi dice qualcosa?). Grazie ai loro successi sportivi e alla loro azione di influencer marketing ante litteram, le converse iniziano ad essere percepite come "le scarpe dei campioni". Il brand rafforza il concetto l'anno dopo, con un altra mossa vincente: Taylor crea il Converse Basketball Yearbook, con interviste e scatti fotografici ai campioni che indossano le Converse. La seconda guerra mondiale vede Taylor arruolato in aeronautica e poi allenatore della squadra di basket delle forze armate. Le Converse diventano le scarpe ufficiali dell'esercito. Negli anni '50, con la creazione della lega NBA, le converse si diffondono ancora di più, non solo tra gli sportivi. Sono le scarpe dei giocatori di basket, ma anche degli studenti di college e università e, in generale, dei giovani. Soprattutto da quando l'azienda propone anche modelli più bassi e portabili in diversi contesti. Un ampliamento del target provvidenziale, specie quando altri brand, Nike in testa, iniziano a fare concorrenza in modo più deciso a Converse nel comparto sportivo. Converse, di conseguenza, comincia a rivolgersi ad altri settori di mercato: I musicisti, soprattutto quelli che ruotano attorno al rock e alle sue declinazioni più innovative: come il punk o, più tardi, il grunge. Gli artisti in genere, dai pittori agli attori di teatro e di cinema. I giovani sotto i 30 anni, che non si riconoscono nella cultura di massa e vogliono distinguersi come originali, ribelli, anticonformisti. Questa ridefinizione del target permette all'azienda di mantenere e ampliare il posizionamento sul mercato, restando tra i brand leader di settore fino alla metà degli anni '80. Inizia poi un periodo di crisi, che porterà il marchio Converse a essere acquistato da Nike nel 2003. La storia del marchio e il design del prodotto allo stesso tempo iconico e versatile restano un asset su cui puntare per il brand. Che resta fedele alla sua identità di prodotto unico, espressione di stile personale e originalità, pur riuscendo a intercettare le nuove tendenze. Sia nella scelta del marketing mix Converse, sia nella proposta di prodotti in linea con le preferenze e le abitudini di consumo del target: Distribuzione multicanale, con una scelta che integra e-commerce e diretta negli store monomarca, nei flagship store e nei negozi multimarca. Approccio phygital al marketing, con soluzioni che sfruttano i benefici della realtà aumentata: come l'app "The Sampler", che permette di simulare la prova di un modello Converse semplicemente inquadrando con lo smartphone il tuo piede destro. Attenzione di Converse alla sostenibilità di prodotto e di processo, oltre che alla strategia di green marketing aziendale. Un esempio è la nuova collezione Converse Renew, che riutilizza stoffe da lavorazioni precedenti per produrre nuove tomaie o propone tessuti realizzati al 100% in poliestere da bottiglie di plastica riciclate. Il target cui si rivolge il brand resta quello dei giovani tra i 14 e i 30  anni, che usano i social ad ampio spettro, da Instagram a Tik Tok. Di conseguenza, Converse ha adottato soluzioni innovative anche per la propria strategia di social media marketing, come vedremo nel prossimo paragrafo. Converse e il social media marketing Partiamo da un dato: il brand Converse, nel settembre 2021, è riuscito a raggiungere un tasso di coinvolgimento (engagement rate) della propria community su Instagram dell'1,79%. Nello stesso periodo, Nike faceva registrare un'engagement rate dello 0,11%: chiara la differenza? Un risultato di questo genere è frutto di una strategia di social media marketing precisa. Da sempre, fin dalle sue origini, Converse ha capito quanto sia efficace promuoversi attraverso la collaborazione con personaggi noti dello sport, ma anche della musica e dello spettacolo. Qualche nome? Kurt Cobain, ma anche Sylvester Stallone in Rocky, oppure, neanche a dirlo, Magic Johnson. Oggi l'influencer marketing è una tendenza consolidata: ma Converse lo interpreta sui social a modo suo. Il brand ha sviluppato molte collaborazioni con creativi e artisti influenti. Uno fra tutti, Tyler The Creator: rapper, produttore discografico e stilista con quasi 13,5 milioni di follower solo su Instagram. I post di Instagram che mostrano Tyler indossare le Converse mentre è impegnato nel suo lavoro beneficiano della popolarità dell'influencer: guadagnando like (quasi 100.000 per un singolo post), commenti e interazioni. Converse, però, è andata oltre: a settembre 2021 ha pubblicato un cortometraggio realizzato in collaborazione con Tyler. Il filmato usa le tecniche di video storytelling per veicolare in modo ironico valori del brand: raccontando la storia del The Really Cool Converse Club, un gruppo di persone molto diverse tra loro che indossano ciascuna un modello differente di Converse. Risultato: 1,79% di engagement rate, il dato di cui abbiamo parlato qualche riga fa. Ecco il video:   https://www.youtube.com/watch?v=DOyI6FOFFdM   In più, il brand usa in modo strategico ed efficace le funzioni di vendita diretta che diverse piattaforme social hanno integrato recentemente tra le possibilità offerte a aziende e utenti: In un contesto con tempi di visualizzazione e interazione con i contenuti molto veloci, Converse rende facile l'acquisto dei prodotti, permettendo di atterrare nell'e-shop con un solo click. Prima, però, attira l'attenzione dell'utente: collegando le caratteristiche del modello di scarpa proposto a frasi, citazioni e situazioni ironiche che tratteggiano in una frazione di secondo la personalità di chi acquista il prodotto. Un esempio? Il modello Virgo con suola fucsia e tomaia nera è per chi ha "zero email non lette" ed è "l'unica persona di buon senso in un film horror". Quattro lezioni dalla strategia di marketing Converse Dalla strategia di marketing e social media marketing di Converse puoi ricavare alcuni suggerimenti utili da applicare anche alla comunicazione della tua impresa. Un primo insegnamento ha a che fare con la capacità di seguire l'evoluzione del mercato e, sopratutto, delle abitudini, degli interessi e dei valori del tuo target. Un aspetto chiave, che ha permesso alle scarpe Converse di diventare un prodotto che accomuna almeno tre generazioni: anche se i contenuti comunicativi, i canali di promozione e distribuzione, il marketing mix sono cambiati, eccome. Un secondo elemento da considerare è il legame emotivo tra brand e cliente. Se è vero che la strategia di marketing di Converse si rivolge soprattutto ai giovani, una fetta di consumatori rimane fedele al marchio anche con il passare dell'età. Merito di una connessione forte, che richiama ricordi, situazioni ed esperienze personali. Certo, chi continua ad acquistare Converse anche a 40 anni e oltre e ha uno stile ben identificato, originale, anticonformista: e questo è perfettamente coerente con l'immagine del brand. Un terzo elemento riguarda i benefici che la tua azienda può trarre dal coinvolgimento di influencer e testimonial all'interno del proprio marketing mix. Sfruttare la visibilità di un influencer significa dare un boost non da poco alla tua strategia di comunicazione: con risultati numerici misurabili in termini di visibilità, engagement, conversioni. Certo, l'importante è scegliere con cura i professionisti con cui collaborare: che devono rispecchiare la tua immagine, i tuoi valori e il tuo stile. Un quarto spunto riguarda l'analisi dei competitor e del mercato. Almeno fino agli anni '80 (ma anche in seguito, con la nuova gestione Nike) Converse ha avuto il merito di anticipare le mosse dei propri concorrenti e di attivare contromisure adeguate. Come quando, negli anni '70, ha smesso di rivolgersi esclusivamente a un target legato al basket per orientarsi verso una platea più ampia. Cerchi una web agency, a Treviso e non solo, che possa affiancarti nello sviluppo di una strategia di marketing efficace per la tua azienda? Contatta Studio Perazza e raccontaci i tuoi progetti e i tuoi obiettivi. Studieremo insieme a te la strategia migliore, proponendoti un piano d'azione che porti risultati concreti e misurabili.
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12 dicembre 2022
Analisi PEST per il marketing: cos'è e come farla
Cos'è l'analisi PEST? Uno strumento utilissimo per la pianificazione strategica nell'ambito del business. In questo articolo capiremo meglio di cosa si tratta e come si applica al mondo del marketing. Cos’è l’analisi PEST In sintesi, se dovessimo spiegare cos'è l'Analisi PEST, potremmo dire che si tratta di un metodo che permette di sviluppare un'analisi di marketing in modo completo. La sigla PEST, infatti,  è un acronimo che si riferisce ad alcuni ambiti da considerare per comprendere meglio il contesto di business in cui la tua realtà imprenditoriale opera: P = Politico. In quest'ambito si analizza l'evoluzione delle normative di settore, la stabilità del governo in carica e la sua influenza sui mercati, le politiche commerciali, fiscali e di promozione degli investimenti attuate e altri elementi simili. E = Economico. Tra gli elementi da prendere in esame, l'andamento del mercato di riferimento, le prospettive di crescita economica generale e del tuo  settore, i costi dei fattori di produzione, l'andamento dell'inflazione. S = Sociale. Quest'area ha a che vedere con i comportamenti quotidiani del tuo target: valori, bisogni, desideri, problemi sentiti come particolarmente significativi. Ma anche abitudini di consumo, caratteristiche demografiche, gruppi sociali di appartenenza: tutti elementi da considerare che riguardano l'identikit del tuo cliente. T = Tecnologico. In quest'ultimo settore si esaminano i mutamenti tecnologici che potrebbero portare allo sviluppo di nuovi processi, di nuovi prodotti o servizi e di nuove strategie di approccio al cliente. Se ripercorri velocemente la lista, ti accorgerai che molti degli elementi elencati sono gli stessi che prendi in esame quando sviluppi il tuo digital branding . Proprio per questo l'analisi PEST è molto utile per il marketing. Questo metodo, infatti, permette di esaminare tutti gli elementi esterni che influenzano un'attività di business, in maniera positiva o negativa. In tal modo, potrai scegliere meglio gli orientamenti strategici, le contromisure da adottare, i piani di azione da attivare. Dopo aver capito cos'è l'analisi PEST, vediamo ora come svilupparla operativamente. Analisi PEST come si fa Come l'analisi SWOT e altri metodi simili, anche nel caso dell'analisi PEST si fa riferimento a una matrice a quattro quadranti, uno per ciascun ambito di riferimento considerato.  A seconda dell'ambito considerato, chi sviluppa un'analisi PEST risponde ad alcune domande utili per definire uno scenario in cui muoversi. Va da sé che l'analisi può essere più o meno dettagliata, a seconda del livello di approfondimento che si cerca. Quanto più deciderai di scendere in profondità, tanto più avrai un quadro completo dell'ambiente in cui la tua azienda opera. Ricorda, però, che l'analisi PEST riguarda solo gli elementi esterni, che la tua impresa non può influenzare direttamente. Scenario politico Come abbiamo detto, lo scenario politico analizzato con il metodo PEST riguarda tutti quei fattori che dipendono dalle decisioni adottate a livello governativo - istituzionale. Essi possono riguardare sia l'ambito locale che quello nazionale, a seconda della situazione che di volta in volta assume rilievo per la tua impresa. Esempi di domande da farsi in questo tipo di scenario sono: Quali sono le politiche per dare impulso agli investimenti che il governo ha attivato o prevede di approvare? La situazione politica è stabile nel mercato - paese che voglio aggredire? Cosa significa questo in termini di sicurezza dell'investimento? Ci sono tasse, imposte, barriere doganali di cui devo tener conto? Ci sono situazioni di monopolio da considerare? Se la risposta è affermativa, come influenzano la mia situazione rispetto ai competitor? Posso avere accesso a finanziamenti pubblici per coprire le spese di avvio o di sviluppo della mia attività? Come vedi, si tratta di analizzare una serie di fattori: rapportandoli sempre alla tua attività e ai suoi percorsi di sviluppo. Scenario economico Strettamente collegato con lo scenario politico dell'analisi PEST è anche l'ambito economico. Anche in questo caso, si considerano gli elementi esterni, che sono i fattori classici esaminati di solito in un'analisi macroeconomica: Qual è la situazione dell'occupazione e del mercato del lavoro nel contesto economico in cui mi muovo? Avrò difficoltà a reperire manodopera qualificata? L'andamento dell'inflazione avrà un impatto sul costo della materie prime di cui ho bisogno? E sulle abitudini di consumo del mio target? L'offerta è in crescita o in calo rispetto alla domanda? Che influenza avrà questo aspetto sui margini economici della mia attività d'impresa? Ci sono nicchie di mercato nuove che si stanno sviluppando e che potrei intercettare? In caso affermativo, chi sono i miei competitor? I miei prodotti o servizi sono richiesti solo nel mio paese o anche in potenziali mercati esteri? Le domande da porsi potrebbero essere molte di più e, soprattutto, potrebbero variare a seconda del mercato di riferimento della tua impresa. Scenario sociale Lo scenario sociale ha a che vedere con la situazione demografica, con le abitudini di consumo, con lo stile di vita e i bisogni, i desideri e i problemi del tuo target di mercato. Domande possibili da farsi per quanto riguarda l'ambito sociale sono: Qual è l'identikit demografico del mio target di clientela? Età, sesso, provenienza geografica o etnica ecc. Quali sono le sue abitudini quotidiane? Quali sono i bisogni o i problemi a cui i miei prodotti o servizi danno risposta? Quali desideri espressi o latenti soddisfano? A che gruppi sociali di riferimento appartiene il mio target? Quali sono i suoi valori, le sue motivazioni ad agire, le molle che lo spingono ad acquistare? Come reagisce alle innovazioni? Qual è il suo potere d'acquisto? Molte di queste domande sono le stesse che ti fai quando vuoi definire le caratteristiche delle tue buyer personas, intese come l'identikit dettagliato del tuo cliente - tipo: scommettiamo che ti sono familiari. Scenario tecnologico Mai come ai giorni nostri la tecnologia influenza non solo le caratteristiche di prodotti e servizi ma anche le modalità di fruizione. Un esempio? L'arrivo dello smartphone, che ha cambiato le nostre abitudini e aperto la strada alle app a nuovi metodi di comunicazione, a nuovi modi per archiviare i dati. Ecco allora che le domande fondamentali per l'analisi tecnologica diventano: Ci sono innovazioni in grado di influenzare il mio settore? Se sì, che vantaggi avrei ad acquisirle? Compensano i costi di investimento? Le innovazioni in corso permettono di aprire nuove aree di mercato? Come dovrei cambiare i miei prodotti o i miei servizi per adeguarmi e rimanere competitivo? Sono domande complesse, che dipendono moltissimo dall'ambito di riferimento in cui la tua impresa opera. Ma tu conosci bene il tuo settore: l'importante, in questa come in altre analisi, è fare ricerca e non basarsi su convinzioni e modelli precostituiti. Evoluzione ed esempi Per capire fino in fondo cos'è l'analisi PEST, dobbiamo anche considerare la sua evoluzione nel tempo. Ai quattro ambiti iniziali che abbiamo esaminato, infatti, si sono aggiunti anche gli elementi ambientali e legislativi. Di conseguenza, l'acronimo di riferimento si è trasformato in PESTEL dove le ultime due lettere stanno per: E = Environment, cioè ambiente. Lo scenario ambientale prende in considerazione tutti gli elementi che riguardano l'impatto della tua attività sul pianeta, sulle persone e sulla comunità. In sostanza, si tratta di considerazioni che riguardano le politiche e gli investimenti della tua impresa in tema di Green marketing. L = Legislativo. Si tratta di una sotto-sezione dell'analisi politica che, nel tempo ha acquisito autonomia. Considera l'ambito normativo di riferimento: le leggi che regolano l'attività d'impresa, gli incentivi, gli obblighi e i divieti legali e gli strumenti operativi, fiscali e commerciali collegati. Ma come si sviluppa operativamente un'analisi PESTEL? Prendiamo il caso di un'impresa italiana che produce pasta e che vuole investire in un nuove mercato internazionale. Secondo l'analisi PESTEL, ecco alcune domande che i promotori del progetto dovrebbero porsi: Scenario politico. Quali sono le politiche di tutela dei brand nazionali nel mercato - paese che sto considerando? Ci sono barriere doganali all'ingresso? Posso usufruire di incentivi italiani per favorire l'ingresso di aziende esportatrici in mercati esteri? Scenario economico. Il comparto alimentare è in espansione o in recessione nel nuovo mercato che sto considerando? Qual è la situazione del mercato complementare della logistica e distribuzione? Si tratta di un settore ben sviluppato a cui la mia attività commerciale potrà appoggiarsi? Che incidenza avranno i costi di trasporto sul prezzo finale di vendita? Scenario sociale. Chi sono i miei clienti - tipo e che abitudini alimentari hanno? Con quale frequenza mangiano a casa? Conoscono già il mio prodotto o si tratta di una novità? Sono sensibili al tema delle materie prime biologiche, tanto da suggerirmi di diversificare l'offerta per soddisfare le loro abitudini di consumo? Scenario normativo. Quali sono gli adempimenti legislativi e burocratici che dovrò attuare per avviare la mia attività di export? Dovrò modificare la ricetta del mio prodotto per adeguarmi alle norme del paese in termini di sostanze ammesse o percentuali di riferimento? Scenario ambientale. La strategia di distribuzione e la logistica operativa che ho previsto hanno un impatto ambientale significativo? Se sì, come posso operare per ridurlo? Abbiamo risposto alle tue curiosità sull'analisi PEST? Se vuoi saperne di più, contattaci!
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29 novembre 2022
Google Analytics 4: guida all’utilizzo
Dal primo luglio 2023 Google Analytics 4 (GA4) sostituirà la vecchia versione di Google Analytics che tutti abbiamo imparato a conoscere. Questo vuol dire che, da quel momento in poi, il sistema di monitoraggio attuale non registrerà più i dati dei tuoi siti web. Se non passerai a Google Analytics 4, di conseguenza, non potrai più vedere le statistiche relative a visitatori, vendite, conversioni, e ad altre metriche importanti per la tua strategia online. GA4, però, funziona in modo un po'  diverso dalla sua versione precedente. In questo articolo ti spieghiamo cosa cambia e quali sono le ragioni per cui suggeriamo di anticipare il passaggio da un sistema all'altro. Cos'è Google Analytics 4 Google Analytics 4 non è una novità: il primo rilascio è stato annunciato da Google a fine 2020. Ad attirare l'attenzione su un cambiamento previsto e già in corso di definizione, però, è stato il Garante della Privacy. L'autorità del nostro paese, insieme ad altri enti analoghi in diversi paesi d'Europa, l'estate scorsa ha decretato che l'attuale versione di Google Analytics , la cosiddetta Universal Analytics, è illegale. GA4 dovrebbe risolvere il problema grazie ad alcune configurazioni di server studiate ad hoc, ma anche su questo punto non tutti sono concordi. Quello che vale la pena di ricordare è che il cambiamento è irreversibile e sostenuto da valide ragioni, anche a livello giuridico. Ma cos'è Google Analytics 4 e perché Google ha deciso di svilupparlo? Come per Universal Analytics, si tratta di un sistema di monitoraggio che permette di raccogliere dati dal tuo sito web. In parole semplici, GA4 ti permette di capire cosa fanno e come si comportano i visitatori del tuo sito web. I dati raccolti seguono il viaggio dell'utente in tutte le sue fasi: Acquisizione: da dove arrivano i visitatori del tuo sito e che caratteristiche hanno rispetto al tuo target di riferimento Coinvolgimento: cosa fanno e che percorso di navigazione seguono una volta entrati. Un'analisi di questo tipo è utile soprattutto per i siti e-commerce, dove i percorsi interni sono strutturati in modo da condurre un potenziale cliente all'acquisto. La vendita, tuttavia, non è l'unico obiettivo che un sito web potrebbe voler perseguire: tra i cosiddetti obiettivi di conversione potrebbero esserci la compilazione di un form, la raccolta dei dati, l'iscrizione alla newsletter, lo scaricamento di un documento. Monetizzazione: per i siti web che hanno come fine principale la vendita, Google Analytics 4 registra gli incassi, permettendo di analizzarli secondo diversi criteri, anche molto raffinati, in base agli obiettivi di business. Fidelizzazione: Analytics consente anche di monitorare le visite "di ritorno" al tuo sito, magari a seguito di una campagna di remarketing. A differenza di Universal Analytics, però, GA4 funziona secondo un diverso modello di raccolta dati. La vecchia versione di Analytics era sessione - centrica, cioè monitorava tutto quello che succedeva sul tuo sito web in un dato arco di tempo: visite alle diverse pagine, click sui pulsanti di invito all'azione action, acquisti e via dicendo. Google Analytics 4, invece, è evento - centrico: tutte le azioni compiute all'interno del sito sono considerate eventi. Ad esempio, l'accesso al sito, l'acquisto, le visualizzazioni di pagina, le condivisioni di contenuti sui social e moltissimi altri avvenimenti. Per raccogliere correttamente le informazioni, tuttavia, è necessario indicare al sistema quali eventi monitorare. Le novità di Google Analytics 4 In altre parole, utilizzare GA4 non vuol dire entrare in un sistema in cui i dati di ogni sessione sono già tutti presenti e vanno solo scremati e riorganizzati. Con la nuova versione di Analytics devi individuare a monte, fin dall'inizio, quali eventi tenere in considerazione, inviando istruzioni al sistema perché raccolga i dati collegati in moda da poterli leggere. Perché questo cambiamento nel passaggio da Universal Analytics a Gooogle Analytics 4? In un certo senso, possiamo dire che parlare di "sessione" in un mondo dove gli utenti utilizzano diversi dispositivi contemporaneamente per compiere un'azione è riduttivo. Pensa ad esempio ad una serata al cinema: vai sul sito di un multisala del centro dal tuo smartphone, leggi trame e recensioni e decidi di andare a vedere l'ultimo film del tuo attore preferito. Vuoi comprare il biglietto online, ma non hai con te il codice di accesso all'area clienti. Allora aspetti di tornare a casa, ti colleghi dal PC dove hai salvato i dati che ti servono e concludi l'acquisto. Il percorso si sviluppa in diverse sessioni, che però contribuiscono tutte ad un'unica transazione economica: con il vecchio sistema di tracciamento sarebbe impossibile ricondurle tutte alla stessa conversione. Google Analytics 4, invece, permette di farlo. Vediamo allora quali sono i quattro gruppi di eventi principali che GA4 considera: Eventi di base: sono raccolti automaticamente da Google Analytics 4 senza bisogno di alcun settaggio. Tra questi ci sono, ad esempio, l'ingresso al sito, il download di un file, le visualizzazioni di pagina da web, oppure i click su un annuncio pubblicitario da app Eventi di misurazione avanzata: possono essere monitorati solo attivando l'opzione "misurazione avanzata" nella sezione di GA4  dedicata alla configurazione. Fanno parte di questo tipo di eventi, tra gli altri, ancora una volta le visualizzazioni di pagina, lo scroll, ossia scorrimento di una pagina in fase di navigazione, le interazioni con i video di Youtube presenti nel sito e diversi altri eventi. Eventi consigliati: sono gli eventi che la guida di Google Analytics 4 suggerisce di monitorare, anche se il loro effettivo interesse per te dipende da quale tipo di dati vuoi raccogliere attraverso il tuo sito. Per settarli, c'è bisogno dell'intervento degli sviluppatori, o comunque di un professionista che sappia come utilizzare gli strumenti di monitoraggio, come ad esempio tag manager. Eventi personalizzati: eventi che hai necessità di monitorare ma che non sono compresi tra quelli consigliati. Anche in questo caso è necessario l'aiuto di un esperto. Una volta identificati gli eventi da monitorare, è anche possibile istruire il sistema su quali considerare come conversioni. Cosa significa? Che puoi monitorare gli eventi che coincidono con il raggiungimento di un obiettivo per te strategico. Nella sezione di configurazione di GA4, infatti, troverai la casella "contrassegna come conversione" accanto a ciascun evento. Come dicevamo poco fa, una conversione può essere una vendita, certo, ma anche la compilazione di un modulo in cui l'utente ti lascia i suoi dati, oppure il download del catalogo prodotti della tua azienda. Dopo aver individuato eventi e conversioni, Google Analytics 4 ti consente di monitorarli attraverso dati, grafici e tabelle. Si tratta di rappresentazioni molto simili a quelle di Universal Analytics: le puoi visualizzare nella sezione coinvolgimento, sotto "report eventi" o "report conversioni". Perché passare a Google Analytics 4 prima possibile D'accordo, tutto chiaro. Ma luglio 2023 è ancora lontano, dirai tu: ho tutto il tempo di organizzarmi prima di collegare il sito a GA4. Non è proprio così: anzi, ci sono motivi molto validi per anticipare il passaggio al nuovo sistema. Vediamoli insieme. Fare pratica. Iniziare a familiarizzare con Google Analytics 4 prima della scadenza ti permetterà di essere già pronto quando GA$ sarà l'unico sistema di misurazione dati possibili per il tuo sito. Confrontare i dati. Il paragone tra i dati di un certo periodo e quelli del periodo precedente permettono di valutare l'andamento del sito rispetto al raggiungimento dei tuoi obiettivi. In più, ti consentono di attivare strategie di aggiustamento nel caso in cui i risultati non siano quelli sperati. Ottimizzare campagne pubblicitarie, report di dati e segmenti di pubblico da raggiungere fin da subito. Infatti, i dati resi disponibili da Google Analytics 4 ti permetteranno di gestire più efficacemente le campagne di advertising online, grazie ai miglioramenti di GA4 legati agli sviluppi dell'AI - Artificial Intelligence. Essere in regola con la normativa sulla privacy. Come abbiamo detto all'inizio dell'articolo, infatti, Universal Analytics è uno strumento che non rispetta le regole sulla protezione dei dati degli utenti. Per questo, meglio passare alla nuova versione fin da subito. Come agenzia di digital marketing e web agency, Perazza può assisterti nel passaggio a Google Analytics 4. Tra i servizi che ti offriamo sono compresi non solo l'installazione di GA4 e il collegamento al tuo sito web, ma anche l'impostazione di una strategia di tracciamento dati (tracking strategy) in linea con i tuoi obiettivi. In questo modo, potrai continuare a monitorare gli stessi dati significativi che il tuo sito raccoglieva nella vecchia versione di Analytics. In più, potrai iniziare a gestire le campagne di advertising con GA4, beneficiando delle nuove funzionalità ottimizzate. Vuoi saperne di più e prenotare una prima consulenza mirata gratuita? Contattaci: i nostri consulenti sono pronti ad affiancarti.
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14 novembre 2022
Link building: cos'è e perché è utile
Cos'è la link building? Lo dice l'espressione stessa: la costruzione di legami. In questo caso, però, meglio non tradurre: perché si sta parlando proprio di link sul web. In parole semplici, si tratta di una tecnica SEO, ossia di uno strumento che serve per ottimizzare i contenuti di un sito per i motori di ricerca. Gli esperti di link building, infatti, lavorano per incrementare il numero di link di qualità che puntano al tuo sito web, aumentandone l'autorità agli occhi di Google. In questo articolo parleremo più nel dettaglio di che cos'è la link building, di come farla e dei vantaggi che genera in termini di posizionamento, incremento del traffico,  conversioni. Cos'è la link building Per capire meglio cos'è la link building, partiamo da una considerazione: puoi proporre contenuti completi, approfonditi, scritti secondo tutte le regole della SEO on-site e on-page e perfettamente centrati sulle ricerche del tuo target online. Ancora non basta per ottenere visibilità su Google. Uno degli elementi che Google mette ai primi posti nella classifica dei fattori di ranking di un sito web, infatti, è proprio la presenza di link di qualità che portano ai contenuti del sito stesso. In tre parole: la link building. Alla base del meccanismo di link building ci sono dunque i criteri con cui Google valuta la qualità di un contenuto web. Si tratta del cosiddetto acronimo EAT: E = Expertise, cioè esperienza. I tuoi contenuti devono essere completi ed esaustivi e dimostrare la tua competenza di settore. A = Authoritativeness, cioè autorevolezza. Ciò che scrivi nel tuo sito web deve essere considerato come significativo, autorevole e meritevole di considerazione nel settore di riferimento. T = Trustworthiness, ossia affidabilità. Prova a pensarci: se un sito esterno parla di un certo argomento e rimanda i suoi lettori al tuo sito per ulteriori approfondimenti, vuol dire che considera i tuoi contenuti completi, affidabili e di qualità. Per questo Google valuta positivamente questo tipo di link. Il problema, però, è come acquisirli. In effetti, i motori di ricercano premiano i link in entrata, chiamati anche backlink, acquisiti in modo naturale. Cosa significa? Che il link, per essere davvero di valore, va ottenuto spontaneamente, non pagando. Anche perché se Google si accorgesse che stai barando, acquistando backlink a pagamento da terzi ("si fa ma non si dice"), sarebbero dolori. Il tuo sito web, infatti, verrebbe penalizzato sul motore di ricerca: e ci metterebbe parecchio tempo a recuperare posizioni. Matt Cutts, che per anni all'interno di Google è stato il guru dei fattori di ranking su cui si basa l'algoritmo, lo spiega così, senza mezzi termini: "Lo scopo non è quello di far sembrare i tuoi link naturali. Lo scopo è che siano naturali". Proprio per questo, quando nel prossimo paragrafo parleremo di alcune tecniche per fare link building, ci riferiremo sempre a meccanismi per ottenere backlink naturali. Come fare link building in modo naturale Dopo questa breve spiegazione per capire cos'è la link building, vediamo allora cosa puoi fare per ottenere link in ingresso di qualità per il tuo sito web. Le azioni che puoi sviluppare sono diverse, ma coinvolgono sempre due controparti: il tuo sito, e il sito - autorevole, competente e affidabile - da cui vuoi ricevere un backlink. Proponi contenuti esaustivi e di qualità. Sembra la scoperta dell'acqua calda, ma non lo è. Se i tuoi articoli sono completi e articolati avranno maggiori probabilità di essere notati da chi scrive di argomenti collegati. Ad esempio, mettiamo che il tuo sito si occupi di meccanica e pubblichi un articolo aggiornato, completo e molto tecnico su come curare la manutenzione meccanica delle biciclette. Un sito frequentato dagli appassionati delle due ruote pubblica un articolo su come preparare la bicicletta alla stagione invernale: componenti elettriche, accessori, meccanica. In quest'ultima sezione, inserisce un link che porta al tuo sito, dove ha trovato un articolo interessante sul tema. Chiedi, e ti sarà dato. Prepara una lista di siti web a cui vorresti proporre di linkare un contenuto del tuo sito. Poi cerca l'argomento giusto per attirare la loro attenzione, magari scegliendone uno che approfondisca un contenuto già presente nel loro sito. Scrivi un articolo esaustivo e ben strutturato e poi invialo, suggerendo di linkarlo. Cerca broken link su siti autorevoli che rimandino a contenuti non più esistenti, segnalali al proprietario e proponi di sostituirli con link in entrata che porti al tuo sito. Batti la concorrenza. Sui siti da cui vorresti un backlink, cerca articoli che rimandino a contenuti di siti esterni. Studia bene il contenuto di destinazione e poi scrivine uno migliore, più completo e aggiornato. Poi contatta il sito di partenza e proponigli di sostituire il backlink esistente con un link in ingresso al contenuto che avrai sviluppato. Ospita contenuti di terzi. Proponi a influencer ed esperti di settore di ospitare un loro articolo sul tuo sito o, ancora meglio, intervistali. Ricambieranno quasi sicuramente con un link in entrata dal loro sito al tuo. Pubblica recensioni dettagliate di prodotti o servizi: l'azienda che li produce potrebbe trovare la tua recensione, giudicarla interessante e scritta con competenza e premiarti con un backlink. In tutti questi casi, chiedi sempre che il link che punta al tua sito web sia di tipo dofollow. Infatti, ci sono due tipi di link: I link nofollow comandano agli spider di Google di non trasmettere il ranking di pagina, cioè il suo valore agli occhi di Google, dal sito esterno al tuo sito web. I link di questo tipo sono collegati, ad esempio, ai link a pagamento o di affiliazione. I link dofollow, invece, consentono di trasferire il valore di ranking di una pagina a quella di destinazione. Vale la pena di darsi tanto da fare per fare link building come dio comanda? Sì, perché i benefici si vedono: eccome. I vantaggi per il tuo sito web Attuare una buona strategia di link building, infatti, porta diversi vantaggi. Il primo è, ovviamente, quello di migliorare il posizionamento del tuo sito web per specifiche parole chiave ricercate dal tuo target su Google. Farti trovare nelle prime posizioni della SERP vuol dire attirare click e visite: in breve, aumentare il traffico in ingresso verso il tuo sito. Una volta entrato, l'utente potrà proseguire la navigazione e conoscere meglio la tua azienda: un ottimo sistema per aumentare la notorietà del tuo brand. Continuando a navigare, potrà poi decidere di entrare nelle pagine interne che parlano dei tuoi prodotti o dei tuoi servizi: il primo passo per favorire un contatto, ricevere una richiesta di preventivo o generare una vendita. Infine, un utente che ha vissuto una buona esperienza di navigazione nel tuo sito, trovando contenuti chiari e percorsi mirati in linea con le sue richieste, probabilmente tornerà a visitarti. Di conseguenza, avrai più possibilità di riuscire a fidelizzarlo. In conclusione, una buona strategia di link building: migliora il posizionamento del tuo sito; genera traffico in entrata e favorisce la permanenza sul tuo sito; può contribuire a rendere più efficace il percorso che porta un utente dalla ricerca di una soluzione o di un prodotto all'acquisto, il cosiddetto funnel di vendita. Attenzione, però: come abbiamo già detto più volte il sito da dove proviene il link deve essere autorevole e ben quotato. Link che provengono da siti di scarso valore o, peggio ancora, da pagine collegate a settori come gioco d'azzardo o pornografia danneggiano la SEO del tuo sito web, facendogli perdere posizioni nella lista dei risultati di Google. La link building, quindi, è uno strumento potente che però va programmato, analizzato e applicato come si deve. La nostra web agency è consulente SEO specializzato in provincia di Treviso e non solo: contattaci per attuare una strategia vincente di link building per il tuo sito!
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02 novembre 2022
Influencer marketing: cos'è e come farlo
Cos'è l'influencer marketing? Possiamo definirlo come un'attività di marketing che utilizza la visibilità e la capacità di coinvolgimento e fidelizzazione degli influencer per promuovere brand, prodotti e servizi. In questo articolo vedremo meglio di cosa si tratta, come strutturare un progetto di influencer marketing e quali sono i vantaggi per le aziende. Influencer marketing: cos'è Quando si parla di influencer marketing si fa riferimento ad un'attività complessa, che può essere sviluppata a diversi livelli in base agli obiettivi da raggiungere. Per descriverlo in parole semplici, si potrebbe dire che fare influencer marketing significa coinvolgere nelle attività di marketing della tua impresa persone con un'ampia base di follower sui social, considerati punti di riferimento attendibili in un dato settore. C'è chi dice che l'influencer marketing sia sorpassato, a beneficio di attività diverse. Ad esempio le attività di advertising sui social network che, investendo somme di denaro calibrate sugli obiettivi da raggiungere, mirano ad influenzare  i meccanismi degli algoritmi che determinano la maggiore o minore visibilità dei contenuti. In realtà, i dati di ONIM - Osservatorio Nazionale sull'Influencer Marketing dimostrano che il settore è vivo e vegeto: Nel 2021 quasi il 54% delle aziende italiane ha attivato campagne social che coinvolgono gli influencer; L'80% delle imprese che lo ha fatto si dichiara soddisfatto o molto soddisfatto; Il 37% delle aziende attua da uno a 3 progetti di questo genere all'anno, ma la percentuale di imprese che hanno scelto di attivare più di dieci progetti di influencer marketing è cresciuta del 15% rispetto al 2020. La maggior parte delle imprese utilizza questo strumento di marketing per aumentare visibilità e brand awareness: è l'obiettivo del 78,3% delle campagne. Molte campagne, però, sono anche orientate a un obiettivo di conversione diretto: si parla di quasi il 64% del totale. Infine, grazie all'elevato potere di coinvolgimento degli influencer, le aziende mirano ad aumentare l'engagement delle proprie social community e a fidelizzare follower e clienti. L'evoluzione dei social network, le caratteristiche e le abitudini del tuo pubblico e gli obiettivi che la tua impresa vuole raggiungere sono i criteri principali per individuare su quali canali sviluppare iniziative di influencer marketing. I dati ONIM indicano come il social di gran lunga più utilizzato sia ancora Instagram: l'81% degli intervistati che dichiara di usarlo "spesso" o "molto spesso". Rispetto al 2021, cresce il ricorso agli influencer nell'ambito di strategie Youtube Marketing , con un 40% di imprese che dichiara di utilizzarlo "a volte". Tra i canali emergenti, infine, c'è anche Tik Tok, utilizzato "a volte" dal 10% del campione. Infine, cambia anche il profilo degli influencer coinvolti rispetto al recente passato: I nanoinfluencer sotto i mille follower sono sempre meno utilizzati. La tendenza può essere spiegata in termini di risultati minori quanto a visibilità e - forse - di ricerca di interlocutori più strutturati; I microinfluencer, con un pubblico compreso tra i mille e i 10mila follower, sono coinvolti nel 25% delle campagne. Una scelta che paga soprattutto per campagne rivolte a un pubblico specifico in un settore di nicchia. I macroinfluencer, meno coinvolti negli ultimi anni, nel 2021 hanno visto un incremento di coinvolgimento. Sempre secondo l'ONIM, il 18% delle campagne sceglie influencer che hanno tra i 50 e i 100mila follower, mentre il 13% si rivolge a influencer con una fanbase superiore alle 10mila persone. Tutti questi dati delineano un contesto maturo, che evolve anno dopo anno. Ma come si imposta un progetto di influencer marketing efficace? Lo vediamo nel prossimo paragrafo. Come strutturare una strategia di influencer marketing Per capire davvero cos'è l'influencer marketing, che impatto può avere e come impostare una strategia efficace in questo ambito, si deve partire dallo studio degli obiettivi della campagna e del target di riferimento. Concretamente, questo significa due cose: Definire fin dall'inizio che tipo di risultato vuoi ottenere. Se quello di cui la tua impresa ha bisogno è far conoscere un nuovo prodotto, ad esempio, potrai sviluppare insieme agli influencer che sceglierai un piano di contenuti con video di presentazione e uso del prodotto, test, post di recensione. Dovrai operare diversamente, invece, se la tua impresa mira alla lead generation o alla conversione diretta. In questo caso, la collaborazione con l'influencer potrà, ad esempio, veicolare contenuti con inviti a iscriversi alla newsletter o ad acquistare prodotti a condizioni preferenziali. Identificare il pubblico a cui la tua azienda si rivolge. In base alle abitudini, alle necessità, agli interessi e alle caratteristiche demografiche del tuo target (eta, sesso, provenienza) dovranno variare non solo il tipo di contenuti, ma anche il canale di riferimento. Ad esempio, se la tua azienda ha sviluppato una nuova linea di abbigliamento rivolta alla cosiddetta Generazione Z, uno dei canali che dovrai considerare sarà probabilmente Tik Tok, dove il 40% degli utenti ha meno di 25 anni. Una volta studiati obiettivo e target della tua azione di influencer marketing, è arrivato il momento di pensare a definire e mettere in pratica una strategia. Ecco i passi principali da seguire: Scouting. Si tratta di cercare l'influencer o gli influencer più adatti da coinvolgere. Se ad esempio la tua azienda vuole promuovere una nuova macchina fotografica, dovrai rivolgerti a influencer del settore fotografia o - anche - a esperti di device digitali. In più, dovrai studiare il loro profilo sui canali social più frequentati dal tuo pubblico target per valutarne seguito, tipo di contenuti e stile comunicativo. Budget. A seconda della capacità di investimento della tua azienda, potrai decidere di coinvolgere influencer più o meno seguiti. Influencer con un ampio seguito ampliano senza dubbio la potenza di fuoco della campagna e, in linea di principio, i risultati ottenuti: per contro, il budget da impiegare dovrà essere senz'altro più elevato. L'equazione "pubblico esteso = maggiore ritorno dell'attività di influencer marketing", però, non è sempre automatica. Se la tua impresa offre prodotti di nicchia rivolgendosi ad un pubblico iper - specializzato, una buona scelta può essere quella di affidarsi a micro influencer, seguiti da una base ristretta ma fortemente interessata e selezionata. Briefing. Anche il più seguito degli instagrammer o degli youtuber va indirizzato secondo linee precise, se vuoi ottenere risultati. Di conseguenza, prima di affidare una parte della comunicazione social della tua azienda ad un influencer dovrai informarlo riguardo a obiettivi da raggiungere, caratteristiche della tua impresa, dettagli riguardanti prodotti e servizi. In più, dovrai fornirgli informazioni sul tipo di contenuti da pubblicare, sul tone of voice richiesto, sulle menzioni e sugli hashtag da utilizzare. Metriche. Come ogni azione di comunicazione e promozione, anche l'influencer marketing richiede di identificare fin dall'inizio indicatori e metodi di misurazione dei risultati. Ancora una volta, tutto dipende all'obiettivo della campagna. Se vogliamo aumentare le vendite, metriche come numero di compilazioni di form su landing page, numero di utilizzi di codici sconto, conversioni dirette ottenute saranno fondamentali. Se invece vuoi generare coinvolgimento o diffondere nella community, valuterai il numero di interazioni, commenti e condivisioni. Raccolta e valutazione dati. Ogni contenuto prodotto dagli influencer andrà raccolto e valutato secondo le metriche scelte. Ovviamente, è buona regola stabilire fin dall'inizio della collaborazione le modalità di raccolta e i termini della reportistica chiesta a ciascun influencer. Ma i vantaggi dell'influencer marketing giustificano un'attività così articolata per la tua impresa? Sì, è per più di un motivo. I vantaggi per le imprese Il primo vantaggio dell'influencer marketing ha ha che fare con un valore intangibile ma importantissimo per qualsiasi impresa: la fiducia. Chi segue gli influencer, non solo tra i giovanissimi ma anche in altre fasce d'età, si fida dei loro consigli. In altre parole, li considera fonti attendibili da consultare per quanto riguarda i loro interessi e le loro passioni. E, di conseguenza, i loro acquisti. I dati 2021 - 2022 di Statista Global Consumer Survey indicano che il 22% degli italiani ha acquistato prodotti o servizi dopo aver visto uno o più contenuti di influencer sui social. Il 49% degli italiani considera gli influencer come fonti da consultare prima degli acquisti, specie in settori come la moda, la cosmesi, il digitale. Secondo le cifre dell'ONIM, gli influencer stessi si sentono responsabili verso la propria community. Di conseguenza, la bontà dei prodotti e dei servizi che promuovono è verificata e la loro comunicazione è più trasparente. Un esempio? Quasi tutti segnalano le attività promozionali in collaborazione con le imprese con hashtag quali #adv o #sponsored. Tornando a parlare di numeri, secondo i dati Nielsen 2021 il ritorno sull'investimento - ROI dell'influencer marketing è comparabile con quello dei media tradizionali. Rispetto ad altri canali, tuttavia, gli utenti ricordano più facilmente i contenuti veicolati dagli influencer (+ 70% rispetto ad altre forme di promozione) In più, l'influencer marketing agisce su più fronti, generando risultati in termini di coinvolgimento, fidelizzazione, conversione. Un risultato del genere sui social si può ottenere anche per altre strade, incluse le strategie di advertising puro attraverso campagne di sponsorizzazione. Un contenuto veicolato da un influencer, però, ha un potenziale di coinvolgimento molto maggiore ed è perfetto per richiamare l'attenzione del target. Infine, proprio parlando di target, ricorda che le community online che seguono gli influencer hanno caratteristiche ben definite e interessi condivisi. Dal punto di vista della tua impresa, questo significa avere accesso a un pubblico pre-selezionato interessato al tuo settore e, potenzialmente, ai tuoi prodotti o ai tuoi servizi. L'influencer marketing, dunque, può essere un elemento che fa la differenza nella tua presenza sui social, anche se non è l'unico fattore da considerare. Se cerchi una web agency che crei insieme a te una strategia di social media marketing efficace, a Treviso e non solo, contattaci: il nostro team lavorerà con te secondo il tuo budget e i tuoi obiettivi.
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18 ottobre 2022
La marketing strategy di L'Oreal: digital transformation e personalizzazione
Una marketing strategy omincanale per L'Oreal. L'azienda francese punta su lusso, personalizzazione e digitale per la propria strategia di marketing: e i risultati arrivano, a doppia cifra. Una strategia che parte da lontano L'Oreal ci lavora dal 2010: la marketing strategy del gruppo punta sul digitale per diventare una delle prime "beauty tech company" a livello globale. Un percorso per fasi, che però ha visto una decisa accelerata in due step: L'acquisizione di ModiFace, impresa fondata da Parham Aarabi, professore di ingegneria dell'Università di Toronto. L'azienda si è imposta a livello mondiale come leader nella realtà aumentata e nell'intelligenza artificiale applicata all'industria della bellezza. Il cambio - in parte forzato - nelle abitudini di consumo indotto dalla pandemia che ha trainato le vendite online. L'e-commerce, negli anni, è diventato la quota di mercato più importante per l'azienda: l'azienda per il 2020 puntava a raggiungere il 20% del proprio fatturato sul canale e-commerce, ma le previsioni sono state superate, attestandosi sul 24%. Un trend ancora in crescita, dal momento che nel 2021  l'e-commerce ha raggiunto il 28.9% delle vendite. Il focus della marketing strategy di L'Oreal resta ovviamente il cliente finale. L'obiettivo dell'intera strategia è incrementare le vendite proponendo un'esperienza d'acquisto efficace, coinvolgente e ommicanale che integri contenuti online ed esperienza fisica nei punti vendita. Un approccio phygital che i brand della galassia L'Oreal, come Maybelline New York, Sephora o Lancôme, stanno portando avanti con successo. Marketing strategy di L'Oreal: gli elementi principali I consumatori che scelgono di acquistare online lo fanno perché attratti dalla varietà dell'offerta e dalla comodità. Per contro, in negozio possono vedere, annusare, toccare e in alcuni casi testare il prodotto. In più, il personale di vendita può orientare il cliente verso l'acquisto del prodotto più indicato per le sue esigenze. Le esperienze di tipo phygital proposte da L'Oreal integrano in modo armonico i vantaggi di entrambe le soluzioni. L'obiettivo è quello di creare un'esperienza d'acquisto coinvolgente, personalizzata ed efficace sfruttando tutte le possibilità offerte dai canali digitali. L'Oreal ha scelto di sviluppare la propria marketing strategy introducendo elementi tecnologici e basandosi su precise tendenze di mercato o di consumo: Omnicanalità. Per il consumatore la distinzione tra realtà fisica e spazio web si è fatta sempre più labile. Il percorso di acquisto si sviluppa sempre di più integrando diversi canali, lungo l'intero processo: dalla ricerca di informazioni prima dell'acquisto fino al servizio al cliente, anche post vendita. Personalizzazione: anche sul web, il consumatore vuole vivere un'esperienza d'acquisto ritagliata su misura. Per questo si moltiplicano le iniziative per personalizzare il percorso, dalla beauty consultant online alle esperienze di shopping personalizzato (stile Lookiero o Rinascimento) in base a taglia, misure, gusti, materiale fotografico condiviso dal cliente. Realtà aumentata: i progressi nel campo delle tecnologie legate all'"internet of things" permettono di arricchire il percorso di acquisto con nuove informazioni. Dall'approfondimento dei dati presenti sull'etichetta alla virtualizzazione della prova trucco, i clienti ottengono nuove informazioni che permettono un acquisto più consapevole. Ad accompagnare questa innovazione, anche l'uso di algoritmi e soluzioni di intelligenza artificiale, che rielaborano una mole sempre maggiore di informazioni per venire incontro alle esigenze del cliente. Social commerce: le piattaforme social negli ultimi anni hanno integrato funzionalità che permettono di acquistare direttamente al loro interno. Un'esperienza che sfrutta anche il potere di coinvolgimento dei social: per questo, per aumentarne l'efficacia, di solito le iniziative di social commerce sono portate avanti con gli influencer più quotati del mercato di riferimento. Sulla base di questi elementi, la strategia di marketing di L'Oreal è stata declinata in un'ampia serie di esperienze che coinvolgono tutti i segmenti di clientela a cui l'azienda si rivolge. Nello specifico, il segmento luxury, con i brand Lancôme, Yves Saint Laurent, Giorgio Armani, l'area professional, rivolta ai professionisti dei capelli, e il mercato mainstream. L'attuazione operativa della marketing strategy La marketing strategy di L'Oreal trova applicazione quotidiana in una sere di esperienze d'acquisto offerte al clienti Ad esempio: Quando i consumatori finali entrano in un salone di parrucchieri che usa i prodotti L'Oreal, hanno la possibilità di leggere un QR Code collegato a un  prodotto. I dati che compaiono permettono loro di avere accesso a contenuti aggiuntivi e approfittare di servizi premium o acquistare a condizioni vantaggiose prodotti complementari. Tra i contenuti, compaiono anche indicazioni sulla composizione del prodotto, la provenienza degli ingredienti, l'impatto in termini di sostenibilità. Le app di realtà aumentata e virtualizzazione permettono in pochi click di valutare l'effetto di uno o più prodotti di make up sul viso del cliente. Altre soluzioni sfruttano in modo ancora più spinto l'integrazione tra digitale e realtà fisica. La app SkinDr, sviluppata da ModiFace in collaborazione con il dipartimento di ricerca e sviluppo di L'Oréal e un team di dermatologi, utilizza l'intelligenza artificiale per fornire una "diagnosi" personalizzata della pelle. Dal suo lancio sono stati eseguite diverse milioni di diagnosi, che sono servite ad allenare l'algoritmo per migliorare i risultati. In Brasile (con potenziale di replica su altri mercati) il programma di social commerce My Lancôme World ha mobilitato 40 influencer locali, con più di 15 eventi di shopping in live streaming nel 2021. Gli influencer hanno le proprie boutique online sul sito web di Lancôme Brazil, per interagire con i consumatori e condividere contenuti esclusivi durante questi gli eventi, attirando così nuovi consumatori verso il marchio. Iniziative come quelle di L'Oreal, attuate su scala globale, aprono nuove frontiere per lo sviluppo di marketing strategy efficaci. Se cerchi un orientamento mirato e innovativo per sviluppare la tua, contattaci: il team di Perazza web agency è a tua disposizione.
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13 ottobre 2022
"Really good together": a Treviso una mostra per raccontare il Calendario Perazza
“Really good together”: è questo il nome scelto per la mostra dedicata alle cinque edizioni del Calendario Perazza, il progetto solidale promosso da Studio Perazza. L’inaugurazione si terrà sabato 15 ottobre 2022 alle 12.00 presso il chiostro della chiesa di san Francesco, a Treviso.  Una mostra a Treviso per raccontare il progetto Calendario Perazza Ogni anno gli atleti di alcune delle più note società sportive della provincia di Treviso diventano modelli per un giorno, posando per scatti che rimandano a valori positivi condivisi, raccontati attraverso il colore, la luce, le parole. Benetton Rugby, Treviso Basket e Imoco Volley si mettono in gioco per un progetto che unisce sport, cultura e solidarietà. Nove calendari, oltre 20 professionisti coinvolti, più di cento atleti testimoni con un obiettivo importante. Il ricavato della vendita dei calendari, infatti, va a sostegno di iniziative rivolte ai bambini che affrontano la difficile sfida della malattia nelle strutture sanitarie del territorio. Nelle passate edizioni Calendario Perazza ha donato oltre 90mila euro a istituti di cura e associazioni. La mostra con gli scatti più significativi dell'intero percorso sarà visitabile gratuitamente nel chiostro della chiesa di San Francesco dal 15 al 21 ottobre prossimi. L'inaugurazione dell'evento L'evento di avvio del 15 ottobre è organizzato nel quadro del festival letterario Cartacarbone. Durante la giornata interverranno per presentare le proprie autobiografie anche Silvia Marangoni, undici volte campionessa del mondo di pattinaggio a rotelle, e Riccardo Pittis, uno dei più forti cestisti del basket italiano. A mezzogiorno si terrà l'inaugurazione ufficiale, con un brindisi offerto dal Consorzio di Tutela della DOC Prosecco, sponsor delle ultime due edizioni del calendario. Verrà anche annunciato il progetto che Calendario Perazza intende sostenere il prossimo anno: nel 2023 la somma raccolta verrà donata al reparto pediatrico dell’ospedale di Treviso. Calendario Perazza è cresciuto anno dopo anno, sostenuto dall'impegno e dalla collaborazione di società sportive, istituzioni e aziende. Un'iniziativa nata spontaneamente e sviluppatasi altrettanto spontaneamente, grazie a tante, tantissime persone. La mostra di Treviso è il nostro modo per dire grazie a tutti coloro che continuano a supportare il progetto: un team che si impegna a fondo per un obiettivo concreto in cui crede. Vuoi saperne di più? Contatta i nostri uffici!
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04 ottobre 2022
Pagina aziendale Linkedin: come gestirla
La pagina aziendale Linkedin, questa sconosciuta. Quasi tutte le aziende decidono ricrearla, ma almeno la metà non sfrutta a dovere le sue potenzialità.  Come creare una pagina aziendale Linkedin Una pagina aziendale Linkedin ben curata è un biglietto da visita importante importante per un’azienda. La pagina Linkedin della tua impresa, infatti, permette di: Presentarsi agli utenti di Linkedin in modo sintetico ed efficace Scegliere, sviluppare e programmare nel tempo contenuti sui temi strategici per la tua azienda Interagire con potenziali clienti, partner di business, professionisti in un social network che nel 2021 conta 645 milioni di utenti, tra cui 30 milioni di imprese. Creare una pagina aziendale su Linkedin è molto semplice: bastano davvero pochissimi passaggi. Clicca sull’icona “Lavoro” nell’angolo in alto a destra della tua home page di LinkedIn. Poi scorri verso il basso e clicca su “Crea una pagina aziendale”. A questo punto, seleziona il tipo di pagina che desideri creare. Linkedin ti propone di scegliere  tra “Azienda”, “Pagina vetrina” e “Istituto didattico”: seleziona “azienda”. Si aprirà una pagina in cui ti viene richiesto di inserire alcuni dati  di base per la creazione della pagina: Nome della pagina; Url pubblico di Linkedin: è il link ufficiale alla pagina aziendale su Linkedin (es. linkedin.com/nomeazienda); Sito web dell’azienda; Industry, inteso come settore di attività; Dimensioni dell’azienda; Tipo di azienda, dato che va inteso come forma giuridica; Logo e pay-off dell’impresa. Tutti i dati inseriti, naturalmente, possono essere modificati dopo la creazione della pagina. Alla fine della procedura, dovrai cliccare sulla casella in cui si certifica che chi sta creando la pagina ha il diritto di farlo per conto dell’azienda. A questo punto, si aprirà una pagina in cui sarà Linkedin stesso a guidarti, suggerendoti di inserire i primi elementi utili a permetterti di interagire con gli altri utenti del social network. Tra i principali: Descrizione dell’attività dell’azienda; Località in cui si trova l’azienda; Immagine di copertina; Pulsanti che invitano chi visita la tua pagina a interagire: ad esempio, call to action come “Visita il nostro sito” o “Contattaci”. Ad ogni pulsante sarà collegato un link di riferimento o un indirizzo mail, in modo da dar seguito all’azione individuata. Cosa puoi fare con una pagina aziendale Linkedin Hai creato la pagina aziendale Linkedin della tua impresa: ora è il momento di farla funzionare.  Una delle prime attività che di solito le aziende sviluppano su Linkedin è pubblicare offerte di lavoro. Del resto, Linkedin è il social network nato per favorire l’incontro tra domanda e offerta di impiego.  Anche in questo caso, il meccanismo è piuttosto intuitivo: per pubblicare gratuitamente un annuncio di lavoro: Vai nella sezione “strumenti dell’amministratore” e clicca su “pubblica offerta di lavoro gratuita”; Compila il modulo che appare (bianco su sfondo blu) e clicca su “Inizia gratis”; A questo punto, si aprirà un form da compilare con i dettagli dell’offerta di lavoro: descrizione della posizione, competenze richieste, eventuali domande o criteri per la scrematura delle candidature. Una volta compilate tutte le sezioni, basterà cliccare su “Pubblica offerta di lavoro gratuita” per completare la procedura. Linkedin dà anche la possibilità di sponsorizzare le offerte di lavoro. Di conseguenza, a seconda del budget a disposizione e dell’importanza del contenuto, puoi scegliere di dedicare una somma giornaliera alla promozione dell’annuncio, che verrà mostrato nei feed degli utenti che hanno un profilo corrispondente a quello ricercato. Ma Linkedin permette di sviluppare anche diverse altre attività, più o meno complesse. Ad esempio: Pubblicare post sulle attività, gli eventi i temi di interesse per la tua azienda; Interagire con i contenuti pubblicati da altri commentando, attivando reazioni, ricondividendo post e notizie; Seguire gli argomenti di tuo interesse, ad esempio ricercandoli per hashtag Pubblicare newsletter periodiche a cui gli utenti potranno iscriversi per seguire i contenuti della tua impresa. Invitare gli utenti di Linkedin a partecipare ad eventi organizzati dall’azienda Post e newsletter sono contenuti importanti per gestire in modo efficace la tua pagina aziendale Linkedin. Per ciascun tipo di contenuto, la cosa migliore è prevedere un piano editoriale differenziato: nel prossimo paragrafo vediamo come organizzarlo. Come creare i tuoi contenuti Anche per Linkedin, come per qualsiasi altro social network, i contenuti vanno pianificati e programmati con cura.  In un articolo pubblicato qualche settimana fa abbiamo già spiegato come creare un piano editoriale perfetto per Instagram. Su Linkedin, la pianificazione dei contenuti segue logiche simili: anche se cambiano, almeno in parte, tipo di target, argomenti e tono di voce. Vediamo questi elementi uno alla volta: Scelta del target: social che vai, utenti che trovi. Linkedin è social frequentato da chi è interessato a tematiche di tipo professionale. I contenuti, dunque, saranno rivolti a potenziali clienti (anche nel settore BtoB), partner di business o professionisti con cui desideriamo entrare in contatto. Scelta dei temi: gli argomenti avranno una connotazione più professionale. Linkedin, ad esempio, è il social giusto per parlare delle innovazioni aziendali, delle specificità tecniche del tuo settore, degli ultimi trend di mercato, degli eventi organizzati dalla tua azienda. Le ultime tendenze, però, mostrano che anche su Linkedin trovano un ottimo riscontro argomenti più coinvolgenti. Ad esempio, i contenuti che vedono protagoniste le risorse umane dell’azienda, le opinioni dell’impresa su argomenti di attualità, i post che descrivono situazioni quotidiane della vita aziendale. Pianificazione dei contenuti. Una volta scelti i temi di fondo, pensa a delle “rubriche” che raggruppino più contenuti e fai una lista dei singoli argomenti da trattare di volta in volta. A questo punto, pianifica l’uscita dei diversi contenuti (post, newsletter ecc.) di mese in mese o, meglio ancora, a cadenza trimestrale. In questo modo, costruirai il tuo calendario editoriale. E se le idee non arrivano? Un buon punto di partenza per individuare argomenti interessanti da proporre nel tuo piano editoriale su Linkedin è quella di pensare alle domande che clienti, partner di business e professionisti fanno sui tuoi prodotti o sui tuoi servizi. I commerciali della tua impresa sono un’ottima fonte di idee e spunti, da questo punto di vista. Chiedi a loro quali sono i temi su cui ricevono più domande o i problemi a cui sono chiamati a rispondere al momento della trattativa o come tramite nella fase di post vendita: saranno tutte idee efficaci per il tuo piano editoriale. Infine, una delle funzioni più interessanti di Linkedin è la possibilità di monitorare i risultati dei contenuti pubblicati. Le funzioni a cui puoi accedere come amministratore della tua pagina aziendale Linkedin, infatti, ti permettono di valutare: Quali sono i contenuti che hanno generato maggiore interesse in termini di reazioni, commenti, condivisioni; Qual è l’andamento della tua pagina, in termini di numero di follower, acquisizione di nuovo pubblico, confronto tra un dato periodo e il periodo precedente; In quante persone hanno visualizzato la tua pagina in un arco di tempo definito e come hanno interagito, ad esempio cliccando su uno dei pulsanti inseriti. Quale ruolo ricoprono i tuoi visitatori, da che settore o da che area geografica provengono, qual è il loro livello di esperienza nel settore di appartenenza. Grazie alla tua pagina aziendale, inoltre, puoi monitorare il comportamento su Linkedin dei tuoi competitor: un’altra attività utilissima per trovare spunti utili a migliorare la tua presenza sul social di riferimento per le imprese. Ti piacerebbe creare e gestire in modo efficace una pagina aziendale su Linkedin per la tua impresa? Contattaci: il nostro team di social media manager è a tua disposizione.
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20 settembre 2022
Marketing automation: cos'è e come funziona
Che cos'è la marketing automation? Possiamo definirla come una serie di attività e strumenti che permettono alle aziende di raggiungere, coinvolgere e fidelizzare il proprio target di mercato. Come? Inviando contenuti programmati in grado di interessarlo e rispondere ai suoi bisogni e guidandolo in un percorso che lo porti a compiere azioni precise e strategiche per l'azienda. Ad esempio, lasciare i suoi dati per essere ricontattato, richiedere informazioni su un prodotto, registrarsi ad un evento. Le dimensioni del settore sono in crescita: secondo i dati di Gartner, nel 2027 gli investimenti in quest'ambito a livello globale arriveranno a 8,42 miliardi di dollari. La ragione è semplice da capire: il report 2022 di Activecampaign, ad esempio indica che le aziende che investono in marketing prevedono di duplicare i profitti nel 2022. In questo articolo vedremo meglio come funzionano i meccanismi alla base della marketing automation e perché le aziende dovrebbero utilizzarla. Marketing automation: cos'è  Per capire cos'è la marketing automation partiamo da un concetto fondamentale: si tratta di un'attività strategica che integra diversi strumenti e processi che le aziende utilizzano nelle attività di marketing. Attraverso la marketing automation, attività come la gestione di CRM e campagne di mailing, le operazioni di social media marketing, le strategie di lead generation, la creazione di landing page diventano elementi modulabili di un percorso strategico. L'obiettivo è quello di raggiungere potenziali clienti in target con messaggi studiati ad hoc per andare incontro ai loro bisogni, risolvere i loro problemi o soddisfare i loro desideri. La marketing automation, infatti, permette di attrarre nuovi clienti, interessarli all'azienda, ai suoi prodotti e ai suoi servizi, portarli all'acquisto, fidelizzarli. L'intero processo è gestito in maniera automatica, grazie a software specializzati: ciò consente di misurare con precisione i risultati del processo. Ad esempio, si può misurare l'andamento dell'intera strategia o di uno dei suoi componenti, il ritorno in termini di conversioni, il coinvolgimento e le interazioni degli utenti. Un altro vantaggio nell'uso dei software è dato dalla possibilità di segmentare il target in base alle sue caratteristiche e di definire percorsi differenti in base alle reazioni degli utenti a ciascun passaggio del percorso. L'elemento umano, tuttavia, è fondamentale per: identificare il target a cui si rivolge la strategia di marketing automation; definire l'organizzazione strategica del progetto, le attività da sviluppare e gli strumenti da utilizzare; individuare la sequenza dei contenuti da proporre e le relazioni tra i differenti contenuti; contattare il target dal punto di vista commerciale, dando seguito alla fase di acquisizione di contatti o curando la loro fidelizzazione nel tempo (lead generation e lead nurturing). Dopo aver presentato in sintesi che cos'è la marketing automation, vediamo allora come creare un percorso di efficace, partendo dalle basi. Come strutturare un percorso di marketing automation Il primo passo per strutturare un percorso di marketing automation è quello di definire con precisione chi è il nostro target. Non si tratta di un identikit generico. Devi chiederti: quali sono le sue abitudini quotidiane, i suoi bisogni e i suoi obiettivi, che processi e che canali di acquisto utilizza più di frequente, dove cerca informazioni e notizie su prodotti e servizi prima di acquistare e quali sono le sue le fonti, quali criteri applica prima di decidere di acquistare: c'è chi è influenzato dal prezzo, chi vuole solo prodotti sostenibili, o chi, ancora, acquista prodotti esclusivi. In questo modo, potrai definire un contenuto iniziale che serva ad attirare la sua attenzione, convincendolo a lasciarti i suoi dati: un e-book, un video tutorial, la possibilità di compilare un form per fissare una consulenza gratuita. I tecnici di settore chiamano questo elemento lead magnet, per sottolineare il suo potere di attrazione e persuasione nei confronti del target. Anche la scelta del tipo di dati che chiedi di condividere con te ad un potenziale cliente è importante: da questo aspetto, infatti, dipende la segmentazione del target nel processo di marketing automation. Detto in parole semplici, potrai stabilire fin dall'inizio le caratteristiche dei destinatari delle tue comunicazioni e, su questa base, personalizzare i contenuti del percorso. La segmentazione si riflette anche nell'organizzazione del database in cui sono salvati i contatti: di solito si tratta di un CRM, o in ogni caso di un database collegato al software di gestione della marketing automation. Nel CRM i contatti possono essere raggruppati secondo diverse variabili definite da chi gestisce il processo: ad esempio, ruolo all'interno dell'azienda, provenienza geografica, settore di attività. Una volta definito il target di riferimento, è il momento di identificare i contenuti da veicolare, la loro sequenza e gli strumenti da utilizzare. Contenuti: devono essere utili per il target, in modo da catturare la sua attenzione e spingerlo a compiere una o più azioni strategiche per l'azienda Sequenza: di solito lo strumento principale della marketing automation è una sequenza di email programmate che vengono inviate in modo automatico al target in base al loro comportamento. Strumenti: alla mail si affiancano altri canali e strumenti che rafforzano e/o rendono più organizzata l'azione di marketing automation. Può trattarsi di landing page, campagne social, strumenti di scoring che permettono di attribuire un punteggio a ciascun destinatario in base al suo comportamento. Facciamo esempio: sei un'azienda di prodotti cosmetici e vuoi lanciare una nuova linea dedicata alle donne over 50. Hai già una base di contatti, segmentati per età, ma vorresti acquisirne altri in target, aumentando la tua customer base. Potresti inviare una newsletter che avvisa i tuoi attuali clienti del lancio della nuova linea, collegandola ad una landing page che invita a fare un test per scegliere i prodotti migliori in base al tipo di pelle. Chi avrà effettuato il test, riceverà una seconda mail con un codice sconto da sfruttare nell'e-commerce dell'azienda. Quindici giorni dopo l'acquisto, i clienti verranno invitati a dare un feedback sui nuovi prodotti, ottenendo in cambio l'accesso anticipato ai prezzi speciali per la fine della stagione. L'intero percorso, ovviamente, può avere un diverso punto di partenza per attrarre nuovi clienti. Ad esempio, potresti investire su una campagna di advertising sui social o su Google, promuovendo il lancio della nuova linea. I post o gli adv porterebbero alla landing pag del test, a cui si aggiungerebbe un form che invita ad iscriversi alla newsletter, in cambio di uno sconto sulla nuova linea. I vantaggi per le imprese Dopo aver parlato di cos'è la marketing automation, consideriamo adesso quali benefici porta alle imprese, iniziando da un paio di dati. Secondo le statistiche pubblicate da Oracle nel 2021, chi utilizza la marketing automation: Aumenta dell'80% l'acquisizione di lead, ossia di potenziali clienti; Nel 75% dei casi, incrementa le conversioni; I primi risultati significativi si raggiungono entro sei mesi dall'avvio della marketing automation. Cifre come queste sono facilmente comprensibili, se si tengono in conto tutti i vantaggi che la marketing automation genera: Razionalizza il percorso che va dall'acquisizione del potenziale cliente alla conversione. Tutto deve essere pianificato in modo organizzato e strategico: di conseguenza, l'azienda deve e riflettere sull'intero processo, definendo obiettivi, target di riferimento, azioni da sviluppare, sequenza, risultati attesi. Aumenta l'efficacia dell'azione commerciale. Dare al cliente contenuti utili, portarlo a conoscere l'impresa e i suoi prodotti e riuscire a ottenere i suoi dati permette a chi lo contatterà dal punto di vista commerciale di rivolgersi a una persona che è già informata e meglio predisposta nei confronti dell'interlocutore. Riduce tempi e costi, perché permette di costruire percorsi personalizzati sulla base delle caratteristiche dell'utente, ma consente di farlo in modo pianificato, e automatizzato, gestendo un numero di contatti significativo in tempi brevi e diminuendo la spesa dell'azione commerciale. Consente di raccogliere e tracciare dati e informazioni. Questo, ad esempio, permette di quantificare le visite a un dato contenuto online, i tassi di apertura e di interazione, il ritorno sull'investimento o sull'advertising di supporto. Nel medio periodo, dopo 6 - 8 mesi, dà la possibilità di effettuare previsioni, sulla base dell'andamento delle campagne pregresse. Vuoi sviluppare un percorso di marketing automation ad hoc per la tua impresa? Contatta il team di Studio Perazza: definiremo insieme gli strumenti più adatti, sulla base dei tuoi obiettivi di marketing.
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06 settembre 2022
Perazza e Benetton Rugby Treviso: una collaborazione vincente
Dal 2014 Il dipartimento foto e video di Perazza srl, Mega Production,  collabora con Benetton Rugby Treviso per la realizzazione di shooting video e fotografici, oltre che per attività di assistenza grafica durante tutta la stagione sportiva. Un progetto entusiasmante, che si rinnova anno dopo anno ma che non è mai uguale a se stesso: in questo articolo vi sveliamo i segreti del backstage! I servizi di Perazza srl per Benetton Rugby Treviso Prima dell'inizio dei campionati e delle competizioni, tra fine agosto e inizio settembre, l'agenzia Perazza è impegnata nella realizzazione dei servizi fotografici e video che verranno utilizzati per la presentazione della squadra e per la comunicazione istituzionale di Benetton Rugby Treviso durante i campionati EPCR - European Professional Club Rugby e URC - United Rugby Championship. Durante gli shooting, inoltre, realizziamo anche scatti e video dedicati alla presentazione della maglia di Benetton Rugby. La nostra agenzia cura il servizio sia per la maglia che la squadra indossa in casa (home kit), sia per quella utilizzata in trasferta (away kit). Le attività di shooting si svolgono in due giorni e mezzo e comprendono: L'allestimento dei set fotografici e video, preparati in mezza giornata. Utilizziamo due set fotografici, uno per le foto che ritraggono gli atleti in pose di gioco o di azione, l'altro per gli scatti più istituzionali. I video, invece, vengono girati in una stanza buia appositamente allestita: il materiale, una volta post prodotto, servirà a creare i video di presentazione dei giocatori convocati per ciascuna partita, oltre alle gif pubblicate sulla pagina Instagram di Benetton Rugby Treviso. Due giorni dedicati a scatti e riprese, che coinvolgono tutti gli atleti e lo staff della squadra. Ma i servizi di Perazza non si limitano alle giornate di shooting: la nostra azienda cura nei dettagli anche tutto il lavoro di post produzione. Un'attività accurata, costante e fondamentale, perché è da lì che nasce una parte del materiale che Benetton Rugby utilizza per la comunicazione istituzionale durante la stagione. Tutti i numeri di una collaborazione Quest'anno le attività di shooting hanno visto impegnati un video maker e due fotografi professionisti e un'assistente organizzativa e di produzione. Nella sede di Perazza srl, inoltre, un grafico dedicato lavora alle attività di post produzione foto e video. Un progetto gestito in modo professionale e accurato. E non potrebbe essere altrimenti, considerando i numeri di cui si parla: 60 giocatori e 30 membri del team tecnico, organizzativo e di comunicazione della squadra ritratti in foto e video; 23 foto e due video realizzati per ciascun giocatore in fase di shooting; 20 ore dedicate alla realizzazione del servizio fotografico e video, con la partecipazione di tutti i professionisti coinvolti; Circa 200 foto totali trattate nella fase di post produzione, che comprende l'attività di color correction e lo scontorno di ciascun giocatore, per poter sfruttare gli scatti nella preparazione del materiale di comunicazione che Benetton Rugby Treviso utilizza durante l'anno. L'attività di assistenza grafica, poi, si prolunga per l'intera stagione, affiancando la squadra nella preparazione di post, stories e altro materiale da utilizzare su Instagram e Facebook, grafiche per la stampa che verranno veicolate sui media locali, flyer e locandine, foto e video per ledwall, materiale per eventi e celebrazioni. La collaborazione con Benetton Rugby Treviso si rinnova anno dopo anno e coinvolge molti tra i servizi di agenzia Perazza. Un progetto sviluppato su più fronti per comunicare in modo strategico un'immagine vincente. Vuoi conoscerci meglio o incontrarci per capire come possiamo affiancare la tua impresa? Contattaci e raccontaci i tuoi obiettivi di comunicazione!
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06 settembre 2022
SEO per e-commerce: sei consigli utili
SEO per e-commerce: cioè come ottimizzare il tuo sito di vendita per farlo trovare più facilmente sui motori di ricerca. Quali sono le conseguenze? Eccone alcune: Aumento delle visite al sito; Incremento del tasso di conversione; Di conseguenza, aumento delle vendite. Lavorare per migliorare il tuo e-commerce dal lato SEO significa quindi dargli più possibilità di raggiungere gli obiettivi di traffico e vendita. In questo articolo ti daremo qualche consiglio utile per farlo al meglio. 1. Analisi keyword Come in tutti i progetti di ottimizzazione di contenuti online per i motori di ricerca (è proprio questo il significato di SEO) il punto di partenza è l'analisi delle keyword. Scegliere le keyword giuste quando si lavora sulla SEO per e-commerce vuol dire capire come rispondere meglio alle ricerche degli utenti online. Le keyword, infatti, altro non sono che le parole digitate da chi naviga online per trovare le informazioni che cercano. In sintesi, le parole chiave da inserire nei testi dell'e-commerce, dalla presentazione dell'azienda alle schede prodotto, devono: descrivere efficacemente quello che vendiamo; essere coerenti con le ricerche del nostro target; avere un volume di ricerca mensile significativo. Nell'analisi delle keyword si utilizzano di solito strumenti che permettono di quantificare e valutare quanto una data parola chiave sia ricercata dagli utenti. Alcuni strumenti, come Google Keyword Planner, sono gratuiti. Altri, come SEOzoom, Semrush o Ubersuggest sono a pagamento, tenendo conto della maggiore precisione nei risultati e dell'ampiezza delle funzioni disponibili. Un buon suggerimento quando ti occupi di SEO per e-commerce è quello di sfruttare le keyword di ricerca a coda lunga. Si tratta di keyword composte da tre o più termini: sono più specifiche, rispondono a ricerche precise dell'utente e sono più facili da posizionare. Per rendere più concreta la fase di ricerca keyword, una volta scelte le parole chiave è bene digitarle su Google e esaminare i risultati. Valuta i siti meglio posizionati, identifica le parole chiave che utilizzano e prendi spunto. 2. Definizione dell'alberatura L'alberatura di un sito è la sua struttura di navigazione: in pratica, l'organizzazione ordinata delle voci del menu. Cosa c'entra l'alberatura con l'ottimizzazione SEO per il tuo e-commerce? Semplice: una buona alberatura: Migliora la capacità di lettura del sito da parte dello spider di Google; Rende più facile la navigazione dell'utente; Migliora il posizionamento del sito nella pagina dei risultati di ricerca di Google; Di conseguenza, attira traffico organico (cioè non a pagamento) sul tuo sito. Approfondiamo l'ultimo punto, fondamentale quando si fa SEO per e-commerce. Organizzare l'alberatura in modo pertinente, fornendo informazioni rapide, in linea con i bisogni del target e con il tema del sito web significa anche guadagnare autorevolezza e affidabilità agli occhi di Google. Si tratta di due parametri fondamentali per l'algoritmo, che possono fare la differenza nel posizionamento efficace di un sito. Dall'altro lato, lavorare definendo le categorie principali e le sottocategorie di un e-commerce significa guidare il cliente nel percorso di acquisto. In altre parole, rendere più efficace, rapida e intuitiva la navigazione, migliorando la user experience. Se per esempio la tua impresa vende capi di abbigliamento, potrai iniziare con la classica suddivisione delle categorie in abbigliamento donna, uomo e bambino. A sua volta, la categoria "donna" potrebbe essere suddivisa per sottocategorie: abiti, maglie e camicie, pantaloni, gonne e così via. Un altro passaggio, e l'utente si ritrova ad aprire la scheda prodotto, con tutte le informazioni necessarie. 3. Schede prodotto ottimizzate Abbiamo appena citato le schede prodotto: curarle in modo quasi maniacale è una scelta vincente per la SEO del tuo e-commerce. Ma come deve essere la scheda prodotto perfetta? Ecco il nostro identikit: Chiara: tutte le informazioni devono essere chiare e immediatamente comprensibili dall'utente; Completa: descrizione, caratteristiche, colore, taglia, dimensioni. A seconda del prodotto che il tuo e-commerce offre, identifica gli elementi principali che possono fornire in breve una presentazione completa al cliente che naviga sul tuo sito; Che utilizza le keyword appropriate. La scheda prodotto è il contenuto perfetto per inserire le parole chiave strategiche identificate durante la tua analisi keyword. Originale: al bando descrizioni copiate e contenuti ripresi da altri e-commerce. Google se ne accorge, eccome: e penalizza i siti con contenuti non originali. Con call to action mirate. L'obiettivo di un e-commerce è vendere: allora, studia con attenzione le call to action.  Si tratta di inviti all'utente a compiere azioni aggiuntive: acquistare il prodotto, inserirlo a carrello, visualizzare prodotti correlati. A corredo di una buona scheda prodotto, inoltre, vanno inserite le immagini. In un e-commerce il cliente non può toccare con mano ciò che acquista. Allora, inserire le immagini diventa fondamentale per far capire meglio caratteristiche, aspetto e qualità del prodotto. Come vedremo tra poco, poi, anche le immagini possono dare un contributo alla SEO per il tuo e-commerce: meglio non trascurarle, e non solo per una questione commerciale. 4. Heading tag, titolo seo e meta description Chi si occupa di stesura testi per ottimizzare un e-commerce dal lato SEO conosce bene Heading tag, titolo seo e meta description. Si tratta di elementi "tecnici" che servono a strutturare il contenuto o a fornire dati aggiuntivi che Google è in grado di "leggere" e premiare. Vediamoli meglio, uno per uno: Heading tag: pensali come titoli e sottotitoli dei tuoi paragrafi. Il principale, h1, è il titolo generale del tuo contenuto e dovrà includere la parola chiave per cui vuoi posizionarlo. Gli h2 sono i titoli dei paragrafi veri e propri: servono a far capire che il contenuto risponde alle domande degli utenti e contengono la parola chiave target (senza esagerare). Gli h3 sono i titoli di eventuali sottoparagrafi di approfondimento: generalmente non si scende mai oltre questo livello di dettaglio. Titolo SEO: si tratta di un elemento che Google legge. È breve, rispecchia il contenuto del tuo articolo e contiene la parola chiave: in pratica è il titolo che appare in blu nei risultati di ricerca e che attira per primo lo sguardo dell'utente. Meta description: è la breve descrizione che nei risultati di ricerca compare subito sotto al titolo SEO. 160 caratteri (o anche di più, ma Google taglia il testo) che servono a descrivere meglio il contenuto dell'articolo e invitano a leggerlo, sfruttando qualche elemento di interesse per l'utente. Curare questi tre elementi è fondamentale per ottenere risultati efficaci dall'e-commerce attraverso la SEO. Di conseguenza qualsiasi tipo di contenuto testuale, dalla presentazione dell'e-commerce alle schede prodotto, deve tenerli in considerazione. 5. Ottimizzazione url L'url è l'indirizzo che compare nella barra per qualsiasi pagina sul web, indipendentemente dalla tipologia. Perché sia ottimizzato in ottica SEO, un url deve: Contenere la parola chiave per cui si vuole posizionare quel contenuto; Essere breve ed efficace: gli url lunghi hanno una valutazione meno efficace da parte di Google (anche se l'incidenza del parametro è relativa). Non contenere articoli e preposizioni, a meno che questo non sia indispensabile per la comprensione dell'url; Separare le parole con un trattino, e non con altri segni grafici. Parlando di url, un'altro parametro da considerare quando si scrive un contenuto SEO per un sito, anche non e-commerce, sono i link interni. Inserire nel testo link che rimandino ad altre pagine del sito fornisce all'utente un orientamento nella navigazione, invitandolo a seguire percorsi strategici per l'azienda. In più, tiene chi naviga all'interno del sito, portando traffico ad altri contenuti e migliorandone il posizionamento su Google. 6. Ottimizzazione immagini Come abbiamo visto, le immagini sono fondamentali in un e-commerce, nella scheda prodotto ma anche altrove. Chi naviga nel tuo sito per acquistare, si aspetta di vedere foto dei tuoi prodotti un po' ovunque. Le immagini, però, possono essere un asso nella manica o un pessimo autogol per la SEO del tuo e-commerce. Ecco dunque qualche suggerimento per ottimizzarle: No a immagini troppo pesanti. Se il peso delle immagini è eccessivo, rallenta la velocità di caricamento e utilizzo del sito: uno dei parametri fondamentali che i motori di ricerca considerano lato SEO. Di conseguenza, meglio agire per comprimerle, in modo da ridurle a 100 - 200 Kb massimo, soprattutto se sono molte. Online ci sono diversi strumenti che permettono di comprimere le tue foto in pochi passaggi: ovviamente bisognerà cercare un compromesso tra dimensione delle immagini, peso e qualità della resa da desktop o da mobile. Cura il titolo dei file di immagine: è buona regola rinominare i titoli dei file di immagine in modo pertinente all'argomento, separando le parole del titolo con un trattino. Inserisci un testo alternativo (uno dei principali tag per l'immagine) che contenga la parola chiave per cui vuoi posizionare il contenuto. Si tratta di accorgimenti veloci, che tuttavia possono fare la differenza, soprattutto in un sito come l'e-commerce in cui le immagini sono molte. Un altro aspetto da considerare per l'ottimizzazione SEO di un e-commerce o di un sito web riguarda la cosiddetta SEO off-page. Si tratta di tecniche e strategie che mirano a portare traffico al sito, ma che vengono sviluppate al suo esterno. Ad esempio: attività di link building, in cui siti esterni autorevoli rimandano al tuo sito; contenuti social che condividano link o riferimenti che portano al tuo e-commerce; recensioni dei tuoi prodotti o servizi su Google o su siti terzi specializzati. Di questo, tuttavia, parleremo in un articolo dedicato. Vuoi creare contenuti ottimizzati SEO per il tuo e-commerce e aumentare traffico e conversioni? Contattaci: Perazza srl è specializzata nella creazione e ottimizzazione di e-commerce per imprese.
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23 agosto 2022
Organizzazione eventi aziendali: i vantaggi di un servizio
L'organizzazione di eventi aziendali è un'attività in cui prima o poi tutte le imprese di una certa dimensione devono fare i conti. Un evento per celebrare un anniversario, una giornata speciale dedicata a clienti e partner o un'iniziativa di team building : i tipi di evento sono davvero tantissimi. In questo articolo vedremo quali sono gli elementi da considerare nell'organizzazione di un evento e quali sono i vantaggi per le aziende. Prenderemo anche in esame un tipo particolare di evento: il team building. Organizzazione eventi aziendali: da dove cominciare Di solito quando si parla di organizzazione di eventi aziendali, i casi sono due: l'impresa è attrezzata per gestire tutto al proprio interno oppure si affida a professionisti qualificati. Sia in una situazione che nell'altra, chi si trova a sovrintendere l'intero processo deve tener conto di alcuni elementi fondamentali. Conoscerli, infatti, permette di crearsi una mappa organizzativa da seguire e, nel caso in cui si chieda l'intervento di professionisti esterni, di far chiarezza fin da subito su obiettivi dell'evento, desideri e mezzi a disposizione. Ecco, in sintesi, gli aspetti principali da considerare: Obiettivo: un evento, come qualsiasi altro progetto da realizzare, prevede un risultato da raggiungere. Ad esempio, festeggiare una ricorrenza, illustrare i risultati raggiunti nel corso dell'anno o spiegare agli stakeholder una decisione strategica per l'azienda. Oppure, ancora, presentare un nuovo prodotto che l'impresa sta per lanciare o rinsaldare le relazioni interne. Qualunque sia il tipo di evento, l'obiettivo da raggiungere è l'elemento principale da tenere in conto in ogni fase dell'organizzazione Budget: le risorse a disposizione sono un tema con cui è bene fare i conti fin da subito nell'organizzazione di un evento aziendale. Dal budget che l'impresa decide di investire dipendono infatti la scelta della location, il tipo di attività previste, la selezione dei fornitori. A volte anche con un piccolo budget si possono realizzare eventi d'effetto: in questo caso, un aspetto determinante sono le relazioni già in essere con i potenziali fornitori. Target: a chi è rivolto il tuo evento? Quante persone interverranno? Chi saranno i partecipanti e cosa si aspettano? Rispondere a queste domande significa prendere in considerazione lo stile dell'evento, la programmazione delle attività, gli spazi e la logistica. Se il target sono gli investitori e gli azionisti, molto probabilmente l'atmosfera sarà più formale e business oriented. Se invece si tratta di un evento per celebrare i 50 anni di un'azienda, lo stile sarà più conviviale e rilassato. Data: la scelta del giorno in cui si tiene un evento è strategica. In base alla data scelta, infatti, può variare il numero di partecipanti, il tipo di location e, soprattutto, il tempo a disposizione per l'organizzazione dell'evento. Location e logistica: quando si parla di organizzazione di eventi aziendali, scegliere la giusta location è fondamentale. Non si tratta soltanto di rispettare lo stile dell'avvenimento, ma anche di curare l'aspetto logistico. Per questo, meglio orientarsi su un luogo ben collegato e facile da raggiungere per gli invitati, a meno che non ci siano ragioni specifiche. Nel caso in cui la location sia particolarmente originale, è buona norma organizzare la logistica dell'evento prevedendo facilitazioni per gli ospiti, specie negli spostamenti. Scelta dei fornitori. Quando pianifichi il tuo evento, fatti una domanda semplice: di che cosa ho bisogno? Analizza il programma fase per fase e ora per ora e segna accanto ai diversi punti in scaletta tutte le necessità. Il catering, il fotografo, le attrezzature tecniche, la verifica delle autorizzazioni necessarie eccetera. Poi, contatta i diversi fornitori, tenendo in considerazione il tuo budget e magari affidandoti a professionisti che conosci o con cui hai già collaborato. Pianificazione. Organizzare vuol dire pianificare ogni cosa: prima, durante e dopo l'evento. Il risultato della giornata, infatti, dipende da molti fattori e non tutti hanno a che fare direttamente con la giornata in sé. Prova a pensarci: devi capire quando inviare gli inviti, come gestire le conferme di partecipazione, quando contattare i fornitori, come gestire andare incontro a esigenze particolari degli ospiti. Bene, adesso respira e prova a fare una scaletta con tutte le cose di cui devi occuparti. Riorganizzala in ordine cronologico e, per ciascuna attività, ipotizza una durata. Per farlo è utile partire dalla data dell'evento e andare a ritroso, tenendo sempre due o tre giorni in più di sicurezza nella programmazione. Comunicazione. Dovrai scegliere anche come comunicare il tuo evento e a chi: solo agli invitati o ad un pubblico più vasto? In questo secondo caso, dovrai scegliere bene i canali di comunicazione a cui affidarti, dai social media ai giornali, a livello locale o più ampio. Ti sembra un'attività complessa? Hai ragione, lo è: per fortuna ci sono aziende come la nostra che sono specializzate in organizzazione di eventi aziendali, in provincia di Treviso e in tutto il Veneto. Team building: cos'è e obiettivi Una delle tipologie di eventi aziendali più richiesti dalle imprese sono gli eventi di team building. Di cosa si tratta? Un'iniziativa di team building è un evento organizzato per rafforzare lo spirito di squadra e le relazioni interne all'azienda. Questo tipo di iniziative: Serve a motivare il gruppo di lavoro; Rende più efficace la relazione, migliora la comunicazione tra persone e la capacità di collaborare; Mette in luce competenze e abilità in contesti differenti da quelli a cui si è abituati quotidianamente in azienda; Contribuisce al benessere di dipendenti e collaboratori. Anche l'organizzazione di eventi aziendali di team building ha le sue regole. In gran parte si tratta delle stesse di cui abbiamo parlato in precedenza, ma il team building ha anche le sue specificità. Prima di tutto, bisogna distinguere se si tratta di un'evento di tipo formativo o incentive. Il primo tipo di evento ha l'obiettivo di far acquisire o migliorare competenze utili nel contesto professionale. Spesso si tratta delle cosiddette soft skills, ossia di competenze che hanno a che fare con l'atteggiamento, la capacità di interazione, l'organizzazione. Ad esempio, un evento di team building di tipo formativo può voler migliorare l'attitudine a lavorare in team, favorire comportamenti collaborativi, aumentare l'efficacia dell'organizzazione interna.  Spesso comprende una parte di formazione non formale in aula abbinata ad un'esperienza esterna: giochi di squadra, attività sportive, proposte artistiche. In questo tipo di eventi, è importantissimo definire fin dall'inizio quali sono i fabbisogni formativi e prevedere alla fine una sessione di valutazione dei risultati raggiunti. Gli eventi di tipo incentive, invece, sono un premio ai dipendenti. Spesso si tratta di un'esperienza insolita o percepita come "speciale", che ha l'obiettivo di incrementare lo spirito di gruppo e il senso di appartenenza. Una festa, un weekend in viaggio, un open day in azienda in cui coinvolgere le famiglie sono tutti esempi di eventi incentive. Ogni attività va scelta e programmata in base all'obiettivo da raggiungere. Ad esempio: Esperienze avventurose, boot camp e attività sportive stimolano la capacità di collaborare e di risolvere i problemi; Attività artistiche e creative stimolano la capacità di ascolto e possono essere ottimi strumenti per veicolare i valori aziendali; Esperienze in cucina promuovono il dialogo e potenziano le abilità organizzative; Iniziative di volontariato a beneficio della comunità favoriscono l'emergere di competenze trasversali e rafforzano lo spirito di gruppo. I vantaggi di qualunque evento, e in particolare degli eventi di team building, sono collegati agli obiettivi definiti fin da subito dall'impresa. Ma, più in generale, l'organizzazione di eventi aziendali presenta anche altri vantaggi: vediamo quali. Organizzazione eventi aziendali: i vantaggi per le imprese Ogni evento è unico, per obiettivi, attività, tipo di partecipanti: tuttavia alcuni benefici per l'impresa sono senz'altro comuni a diverse tipologie di eventi. Uno tra i vantaggi più evidenti riguarda le relazioni con gli attori rilevanti per l'impresa: i cosiddetti stakeholders. Un evento è un'ottima opportunità per rinsaldare relazioni, stabilire nuovi contatti, avviare relazioni di business. Per questo, molte aziende lo considerano come uno strumento di marketing efficace: tanto da far nascere un settore specifico, il cosiddetto event marketing. Per l'impresa, inoltre, organizzare un evento significa anche investire nella propria immagine. Un'iniziativa ben organizzata si traduce in reazioni positive da parte dei partecipanti: racconti all'esterno, passaparola, post e/o commenti e interazioni sui social o su altri canali di comunicazione. Un'opportunità per l'azienda di presentarsi all'esterno non solo per la qualità di prodotti e servizi, ma anche in un'altra veste, legata ai valori e all'immagine d'impresa. Un evento ben riuscito premette alla tua azienda di differenziarsi rispetto ai competitor. Un'iniziativa realizzata a misura di impresa, infatti, ne mette in luce i punti di forza in modo unico e spesso insolito: e chi partecipa ricorda molto più facilmente un evento in cui è stato coinvolto rispetto ad una normale campagna di marketing. All'interno di un evento aziendale ci può essere anche spazio per la proposta (o, meglio, la presentazione) di prodotti, servizi e gadget. Magari il giorno dell'evento non è il momento più adatto per portare a termine una conversione o una trattativa commerciale diretta, però senz'altro essere un promo passo importante. Chi partecipa, infatti, può essere incuriosito e ricontattare la tua impresa per chiedere maggiori informazioni su un prodotto, o magari perfezionare direttamente l'acquisto. Parlando di marketing e cura del cliente, un evento aziendale è anche un'ottima opportunità per fidelizzare i consumatori e rinsaldare il rapporto con l'impresa. Lo stesso vale per altri attori, come gli sponsor o gli investitori. Ora che abbiamo presentato nel dettaglio gli aspetti operativi e, soprattutto, i vantaggi dell'organizzazione di eventi aziendali, sei pronto a creare il tuo? Contattaci: la nostra agenzia è pronta ad affiancare la tua impresa in ogni attività, in provincia di Treviso ma anche in tutto il Veneto e nelle regioni vicine.
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02 agosto 2022
Blog aziendale: cos'è e perché crearlo
Che cos'è un blog aziendale, a cosa serve e quali sono i vantaggi per le imprese che decidono di crearlo? Ne parliamo in questo articolo. Cos’è un blog aziendale Il blog aziendale è un sito web, o più spesso una sezione interna al sito web di un'impresa, dove l'azienda pubblica regolarmente articoli collegati alla propria attività. Decidere di attivare un blog vuol dire programmare, scrivere e pubblicare contenuti che rispondano alle domande di chi naviga sul web. Infatti, chi naviga online lo fa quasi sempre per cercare informazioni che risolvano problemi e soddisfino esigenze o semplici curiosità. I contenuti di un blog aziendale cercano di anticipare le domande degli utenti e di fornire informazioni e contenuti utili a rispondere. Prendiamo l'esempio di un'azienda che produce bici da corsa: i clienti target cercheranno sicuramente informazioni online su tantissimi temi: Accessori per bici da corsa: i caschi migliori per la bicicletta, come scegliere il gps, gli occhiali da bici più adatti per la montagna, ad esempio. Manutenzione bici: come fare la manutenzione della bici da corsa prima dell'inverno o quali sono i prodotti indispensabili per una buona manutenzione, giusto per citare due argomenti. Abbigliamento tecnico: abbigliamento estivo da ciclismo, le migliori marche di abbigliamento da bici, i pantaloncini da donna più adatti ad ogni esigenza, e così via Prodotti e soluzioni tecniche: recensioni di nuovi prodotti, come scegliere il cambio per bici più adatto, eccetera. Itinerari cicloturistici: i migliori itinerari in bicicletta al lago, gli itinerari da non perdere in veneto, e via discorrendo. La lista potrebbe continuare, ma ci fermiamo qui. Quello che vogliamo farti capire è che l'impresa in questione potrebbe scrivere sul suo blog aziendale uno o più articoli che trattino questi temi (e molti altri) per intercettare le ricerche online di potenziali clienti. Se un articolo si posiziona tra i primi risultati di Google per una determinata ricerca dell'utente, chi sta cercando informazioni cliccherà sul link. Se qualcuno cerca su Google "Migliori caschi per bici da corsa" e l'azienda produttrice di biciha scritto un articolo esaustivo sul tema, finendo tra i primi risultati di ricerca, è probabile che l'utente apra il link, entrando nel blog (e quindi nel sito web) dell'impresa. Facile? No, non proprio. I contenuti online sono sempre di più e la concorrenza è tantissima. Ci sono però alcuni accorgimenti tecnici che si possono adottare per posizionare meglio su Google i contenuti del tuo blog: ne parleremo meglio tra poco. Caratteristiche e suggerimenti Andiamo con ordine, e vediamo alcuni degli elementi che da considerare quando si crea un blog aziendale. Uno dei primi argomenti da tenere in conto sono le cosiddette "categorie". Per semplificare, possiamo definirle come dei macro - argomenti o, se preferisci, come grandi contenitori che raggruppano più articoli. Si tratta di argomenti più generali: ad esempio "Accessori per bicicletta" o "Abbigliamento tecnico per bici". Due delle prime domande che devi farti prima di aprire un blog aziendale sono "Quali macro - argomenti voglio trattare?" e "Riuscirò a scrivere un numero sufficiente di articoli per ciascuna categoria?".  Identificazione delle ricerche degli utenti. Tu sai perfettamente quali sono le domande che clienti e potenziali clienti ti fanno quando entrano in contatto con la tua impresa: questo è un ottimo punto di partenza per individuare gli argomenti da trattare nel tuo blog. Esistono però molti strumenti tecnici, utilizzati dai consulenti SEO per monitorare, quantificare e valutare le ricerche degli utenti online su un dato tema. I consulenti SEO sono professionisti che affiancano le imprese per fare in modo che i contenuti di siti aziendali, blog e portali si posizionino in maniera migliore su Google. Scelta dei temi per ogni articolo del blog aziendale. In questo caso, ciascun articolo si inserirà in una categoria, e si potranno anche progettare collegamenti tra articoli diversi. Ad esempio, un'azienda che produce frigoriferi potrebbe dedicare un articolo generale ai diversi modelli in commercio: frigoriferi a raffreddamento statico, frigoriferi no frost, frigoriferi stand-alone, frigoriferi a incasso. Potrebbe poi pubblicare diversi articoli successivi che spieghino nel dettaglio le caratteristiche di ciascuna tipologia, collegati al primo attraverso un link. Struttura degli articoli. Ogni articolo avrà una struttura definita, secondo logiche e accorgimenti precisi che hanno l'obiettivo, ancora una volta, di intercettare le ricerche degli utenti. Anche in questo caso affidarsi ad un buon consulente SEO è la scelta migliore. Stesura dei contenuti. Anche al momento di stendere l'articolo è consigliabile affidarsi a chi sa come scrivere contenuti ottimizzati per i motori di ricerca. Dall'inserimento nel testo delle parole chiave collegate alle ricerche degli utenti alla cura di parametri specifici come il title e la meta description che Google "legge" all'interno dell'articolo, le tecniche da utilizzare sono diverse, e si aggiornano quando cambia l'algoritmo di Google. In generale, Google premia gli articoli esaustivi e completi che rispondono in modo preciso e dettagliato alle ricerche degli utenti. Programmazione. Una volta identificati temi e struttura degli articoli, si può passare alla fase di programmazione. In sostanza, si tratta di definire un calendario di pubblicazione dei contenuti. Anche la frequenza con cui la tua azienda pubblica sul blog è importante: un blog con contenuti sempre aggiornati, infatti, ha più probabilità di posizionarsi su Gooogle. Quelli che abbiamo elencato sono alcuni degli aspetti tecnici che stanno dietro alla buona gestione di un blog. Ma in questo articolo vogliamo rivolgerci soprattutto alle aziende: ecco perché concludiamo parlando dei vantaggi di avere un blog per le imprese. Blog aziendale: i vantaggi Partiamo da un primo dato: su circa 1,7 miliardi di siti web, più o meno un terzo sono blog, aziendali o meno. Il blog è una forma di content marketing, cioè di marketing basato sui contenuti. In altre parole, si guadagna l'attenzione degli utenti offrendo loro contenuti di qualità in linea con i loro interessi, i loro bisogni, le loro richieste di informazione. Una ricerca recente pubblicata da Demandmetric indica che: le imprese che hanno un blog generano il 67% di lead in più al mese rispetto a quelle che scelgono di non averlo; l'82% dei consumatori ha un atteggiamento più positivo nei confronti di un'impresa che pubblica contenuti in linea con i propri interessi; Il 65% degli utenti considera il blog come una fonte di informazione utile prima dell'acquisto di un prodotto. Basterebbero questi dati per dimostrare i vantaggi del blog aziendale. Ci sono però anche altre ragioni: la prima è che il blog è una fonte di traffico organico verso il sito web dell'azienda. Cosa significa? Un contenuto ben posizionato su Google attira visitatori senza che l'azienda spenda in advertising e promozione. In più, il posizionamento spesso si rafforza nel tempo, specie se il contenuto viene aggiornato di tanto in tanto. Una volta entrato nel blog, il visitatore può essere dirottato verso altre sezioni del sito aziendale. Ad esempio, si può inserire nel testo di un articolo un link che rimandi ad altre pagine del sito, magari dedicate ai prodotti o ai servizi che l'impresa offre. In questo modo, si possono creare percorsi strategici che guidino l'utente nel percorso che va dalla semplice ricerca di informazioni all'approfondimento e, infine, all'acquisto. A questo proposito, spesso negli articoli di blog si inseriscono dei moduli che invitano il visitatore a lasciare i propri dati, in cambio di un approfondimento ulteriore, di una consulenza iniziale o di altri vantaggi. Di conseguenza, come abbiamo già detto, il blog aziendale può diventare un ottimo strumento di lead generation. Infine, i dati di traffico di un blog possono essere monitorati nel dettaglio. Ad esempio, è possibile sapere da dove arrivano i tuoi visitatori, quali sono gli articoli più letti, in quali fasce orarie il blog è più frequentato. Utilizzando Google Analytics e altri strumenti simili, inoltre, si possono identificare metriche specifiche da monitorare nel tempo. Sono tutte informazioni utili per capire meglio le caratteristiche di chi è interessato ai tuoi contenuti e, di conseguenza, dei tuoi potenziali clienti. Ora che ti abbiamo presentato i vantaggi di un blog aziendale, vorresti sapere come fare per aprirne uno? Contattaci: la nostra agenzia di comunicazione ti affiancherà in ogni fase, in provincia di Treviso e oltre.
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19 luglio 2022
Come creare una newsletter efficace
Come creare una newsletter efficace, e soprattutto perché farlo? Partiamo dai dati: secondo l'osservatorio statistico di Mailup Academy, nel 2021 in Italia sono stati inviati 15 miliardi di email, un miliardo in più dell'anno precedente. Di queste, il 70% sono newsletter. Il 15% delle newsletter viene aperto: si parla di oltre un miliardo e mezzo di email, con un tasso di click sui pulsanti interni di quasi il 10%. Sono cifre di rilievo, soprattutto se si pensa che tra le tre tipologie di imprese con le migliori performance a livello di tasso di apertura e click ci sono le industrie manifatturiere. Se vuoi imparare come creare una newsletter efficace per la tua impresa, gli elementi che devi considerare sono tre: La struttura di base; Il piano editoriale dei contenuti e il calendario di pubblicazione collegato; Gli strumenti da utilizzare. Ne parliamo in questo articolo, esaminando ogni aspetto nel dettaglio. Come creare una newsletter: gli elementi fondamentali Il primo aspetto da considerare per capire come creare una newsletter che funzioni sono i destinatari. Di conseguenza, uno degli elementi fondamentali è curare la lista dei destinatari. Cosa significa? Chi si iscrive alla tua newsletter può farlo attraverso il tuo sito, i tuoi canali social o altre forme. Puoi decidere di inserire tutti gli utenti in un'unica lista o di sviluppare più liste, in modo da programmare l'invio di contenuti personalizzati. Nel form di raccolta dei dati per l'iscrizione, di conseguenza, puoi decidere di chiedere dati più o meno specifici, in modo da segmentare i contatti.  Oppure, questo tipo di analisi può essere fatto successivamente, al momento di creare le liste di invio: l'obiettivo resta comunque quello di definire gruppi di destinatari diversi per tipologie di contenuti differenti. Dopo aver definito come si deve le liste dei contatti, pensa agli obiettivi che vuoi raggiungere attraverso l'invio della newsletter. Ad esempio: Aggiornare i tuoi contatti sui nuovi prodotti, sevizi o eventi; Proporre promozioni e offerte riservate agli iscritti alla newsletter: uno strumento efficace di fidelizzazione; Mettere in evidenza contenuti strategici del tuo sito web, attraverso collegamenti a pagine o articoli: il post del tuo blog che parla di un caso di successo, la pagina che racconta un servizio che vuoi promuovere, il link alla landing page per iscriversi a un webinar o ad un evento, ad esempio. Infine, struttura un layout standard che possa, di volta in volta, ospitare contenuti sempre diversi. Definire un layout di base ti aiuterà ad essere facilmente riconoscibile: in questo modo chi riceverà la newsletter la assocerà immediatamente alla tua impresa. Con il passare del tempo, soprattutto se proporrai contenuti interessanti, gli iscritti considereranno la tua newsletter come un appuntamento fisso a cui dedicare intenzione. Di conseguenza, appena vedranno il layout familiare della mail, saranno spinti ad aprirla e a leggerla, migliorando le performance. Il piano editoriale Quando definisci il piano editoriale di una newsletter, devi lavorare su tre livelli: l'identificazione dei temi di base, il contenuto specifico per ciascuna newsletter e la pianificazione del calendario degli invii. La prima domanda che dovrai farti è: quali informazioni vogliono ricevere i miei lettori? Fa in modo che i tuoi contenuti rispondano ai loro bisogni, alle loro curiosità, ai loro desideri: ed esplicitalo fin dalle prime righe. Ad esempio: molte aziende hanno pagine e profili social ma non li sfruttano adeguatamente. Una newsletter che contenga suggerimenti utili per sviluppare un piano editoriale Instagram o per sfruttare al meglio i contenuti video sui social intercetta i bisogni del target. Definire fin da subito i macro - temi che svilupperai è un altro elemento su cui lavorare per proporre un percorso coerente ai tuoi lettori. Ad esempio, un calzaturificio che vuole lanciare un nuovo servizio di realizzazione di calzature su misura potrebbe pensare a una sequenza di questo tipo: Prima newsletter: annuncio del nuovo servizio, con un testo coinvolgente che racconta l'artigianalità, la qualità e l'esclusività della proposta. Link alla pagina del sito dedicata. Seconda newsletter: racconto delle diverse fasi in cui si sviluppa il servizio, dalla scelta del materiale e del modello alla realizzazione. A questa newsletter potrebbe essere collegato il link ad una landing page da cui è possibile fissare un appuntamento dedicato presso la sede dell'azienda, magari usufruendo di una riduzione sul prezzo del servizio per un tempo limitato. Terza newsletter: invito a provare il servizio, com uno sconto del 20% dedicato agli iscritti alla newsletter. Per ragionare in modo efficace su come creare una newsletter, devi ovviamente soffermarti sul contenuto di ciascun invio. Anche se le informazioni e i contenuti cambiano di volta in volta, ci sono alcuni suggerimenti utili da applicare per migliorare le performance della tua newsletter: Cura l'oggetto. Parliamoci chiaro: l'oggetto della mail è il primo elemento che fa decidere se aprirla o meno. Fai in modo che l'oggetto inviti a leggere la newsletter: ad esempio inserendo dati, facendo una domanda, spiegando fin da subito il vantaggio. Un esempio? "Aumenta le interazioni sui tuoi social del 10%: tre strumenti utili" oppure "Scopri il nostro nuovo servizio di delivery in ufficio per la tua pausa pranzo". Evita di usare parole come gratis, acquista ora, ordina, guadagnare, prestito: potrebbero far finire la tua newsletter nella posta indesiderata. Prepara testi brevi che vadano dritti al punto. I tempi di lettura sono sempre più ridotti: una newsletter breve che coinvolga il destinatario mantenendo la sua attenzione fino in fondo è più efficace di una mail lunga e articolata. Pianifica bene le call to action interne. Pulsanti e link servono a far compiere una determinata azione a chi legge la tua newsletter. Per questo, pianifica bene le call to action che inserirai nel testo: devono arrivare alla fine di un percorso che inviti il tuo lettore a cliccare, portandolo dove vuoi che arrivi. Controlla i link. Verifica anche più di una volta che i link collegati ai pulsanti di azione (ma anche alle tue pagine social, che di solito si inseriscono con le classiche icone a fine mail) funzionino. Se non è così, l'intero percorso che stai facendo fare a chi legge sarà inutile. Una volta definiti temi di massima e contenuti di dettaglio, potrai passare alla calendarizzazione. In altre parole, potrai identificare il giorno e l'ora in cui inviare la tua newsletter. Di solito si scelgono un giorno della settimana e un orario sempre uguali, in modo che la newsletter venga percepita - lo abbiamo già detto - come un appuntamento fisso. Quali sono gli orari e i giorni migliori per inviare una newsletter? Difficile rispondere, perché le abitudini variano secondo le tipologie di destinatario. In linea di massima, però: Meglio evitare i weekend: di solito i lettori stanno facendo altro e il tasso di apertura cala. Se però la tua newsletter si rivolge a manager o utenti simili, questo non è del tutto vero: molti infatti approfittano del weekend per dedicarsi allo studio o all'approfondimento. Se la tua newsletter tocca argomenti strategici, meglio fare un paio di prove, anche con test di invio differenziati A/B prima di escludere del tutto l'invio nei fine settimana. Evitare i lunedì e i venerdì: il lunedì si è impegnati a pianificare la settimana e si ha poco tempo da dedicare alle newsletter, mentre il venerdì molti pensano già al weekend. Scegliere fasce orarie strategiche per l'invio delle newsletter. I migliori tassi di apertura si registrano prima delle 8.00 del mattino o durante la pausa pranzo: molti utenti, infatti, controllano le mail in queste due fasce orarie. Gli strumenti online disponibili per creare una newsletter ti permettono anche di programmarla (pur con alcune limitazioni): ne parliamo nel prossimo paragrafo. Gli strumenti per creare una newsletter Le considerazioni che fai quando ragioni su come creare una newsletter che funzioni comprendono anche la scelta della piattaforma online da cui inviare la newsletter. Ecco alcuni degli strumenti più diffusi: Mailchimp: probabilmente è il primo che ti viene in mente, perché è tuttora il più usato. Facile e intuitivo da utilizzare, permette di personalizzare il layout con immagini, forme, font e colori. Rispetto a qualche anno fa, tuttavia, le funzioni della versione gratuita (disponibile fino a un massimo di 2000 iscritti) sono limitate. Ad esempio, non è possibile segmentare la lista dei destinatari o programmare l'invio in anticipo: la spedizione deve essere fatta in tempo reale. Sendinblue: uno dei servizi più efficaci se vuoi pianificare campagne di email automation. Di questo tema parleremo tra qualche settimana: per il momento ti basti sapere che si tratta dell'invio di sequenze di mail differenti a seconda della reazione del destinatario. Ad esempio, se hai cliccato sul link a una promozione che scade entro un mese ma non ne hai usufruito, il sistema potrebbe inviarti una mail automatica di promemoria poco prima della scadenza. Nella versione gratuita, Sendinblue permette di avere un numero illimitato di iscritti, ma consente l'invio di solo 300 mail al giorno, rendendo necessario frammentare la spedizione. Le versioni a pagamento, però, consentono diverse altre funzionalità. MailerLite: si tratta di uno strumento relativamente nuovo, ma dalle funzionalità piuttosto ampie. Anche in questo caso per il piano gratuito ci sono delle limitazioni: infatti, è possibile gestire una lista di iscritti che può includere al massimo mille destinatari e inviare al massimo 12.000 mail al mese. Lo strumento, però, permette di creare newsletter responsive sia per desktop che per mobile e consente di gestire anche meccanismi di email automation. Le piattaforme per l'invio delle newsletter sono comunque tantissime. La scelta dipende dalle tue necessità di personalizzazione, segmentazione e programmazione, oltre che dai volumi di mail che devi gestire. Come abbiamo visto, però, creare una newsletter efficace non è una questione di strumento, quanto piuttosto di strategia. Studiare il tuo target, definire i contenuti, curare la struttura: sono tutti elementi da considerare. Se stai cercando un'agenzia che ti affianchi per definire un piano efficace di email marketing, contattaci. Ti aiuteremo a svilupparlo, sulla base degli obiettivi della tua impresa.
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05 luglio 2022
Differenza tra logo e marchio: facciamo chiarezza
Qual è la differenza tra brand, logo e marchio? Sono tre termini che sentiamo utilizzare spesso: tanto che molti li considerano sinonimi. Invece, si tratta di termini che fanno riferimento a concetti differenti: lo vedremo meglio in questo articolo, prestando attenzione in particolare alla differenza tra logo e marchio. Brand, logo e marchio Tre parole, tre diversi concetti, dicevamo: proviamo a capire meglio qual è la differenza, aiutandoci anche con esempi concreti. Il brand è l'insieme di tutti quegli elementi che, combinati e integrati tra loro, identificano un'impresa, un prodotto, un'associazione o altri tipi di organizzazione. Tra gli elementi costitutivi di un brand troviamo, ad esempio: Il nome: ne abbiamo parlato anche in un articolo recente dedicato al naming aziendale. Lo slogan o pay off: è una frase che accompagna il nome e che serve ad esprimere meglio i valori del brand e le sue caratteristiche distintive. Qualche esempio? Scavolini è "la più amata dagli italiani" e "dove c'è Barilla, c'è casa". Il marchio, di cui parleremo meglio tra poco. I valori associati all'impresa o all'organizzazione. Ad esempio, il brand Mercedes evoca immediatamente l'eleganza, il lusso, l'affidabilità e la potenza. Prendendo in prestito le parole di Philip Kotler, il brand (tradotto in italiano con marca) è "tutto ciò che un prodotto o un servizio rappresenta per i consumatori". Un concetto ampio, fatto di elementi chiaramente individuabili e univoci e di aspetti più soggettivi, anche se ampiamente condivisi. Se invece parliamo di logo, il campo di analisi si restringe. Il logo, infatti, può essere definito come un testo con un lettering distintivo che richiama immediatamente alla memoria un'azienda, un prodotto, un'organizzazione. Pensa ad esempio a scritte che ormai sono diventate familiari, per stile e tipo di carattere: Google, Coca Cola, MSC. Il marchio, invece, è una rappresentazione grafica che permette di identificare immediatamente il brand. Di solito comprende il logo dell'azienda, a cui spesso si associano altri elementi grafici, come un pittogramma o uno slogan. Ad esempio il marchio di Dove include la scritta con il nome dell'azienda e la colomba dorata che ne è il simbolo. Differenza tra logo e marchio Se il concetto di brand, per quanto articolato, è abbastanza chiaro, per capire la differenza tra logo e marchio serve forse qualche spiegazione in più. Anche perché alcune distinzioni assumono un valore legale, ad esempio nel caso della registrazione del marchio. Come abbiamo visto, il temine logo o logotipo identifica la scritta che richiama il nome dell'azienda. Al logo è associato un font specifico, che contribuisce ulteriormente ad identificarlo. Il marchio, invece, è un insieme di elementi che comprende anche il logo ma non si limita ad esso. Un marchio, infatti, è costituito da: Naming: il nome dell'azienda, del prodotto o dell'organizzazione; Pay off o slogan; Font utilizzati per ciascuna scritta inclusa nel marchio, dal logo al pay off; Logo; Simbolo o pittogramma grafico; Colori identificativi. L'elenco mostra ancora una volta come gli elementi di sovrapposizione tra brand, logo e marchio siano più di uno: per questo è così utile ribadire la differenza. Sono anche gli stessi elementi che i professionisti che si occupano di ideare e sviluppare un marchio prendono in considerazione in fase creativa. Tutti gli elementi elencati acquistano ulteriore importanza quando si registra un marchio: le aziende che richiedono la registrazione, ad esempio, di solito iniziano con la cosiddetta "ricerca di anteriorità". Si tratta di una ricerca, online o offline, condotta per verificare che non esistano marchi già registrati che possano avere caratteristiche simili. Tale ricerca non considera solo il logo, ma anche gli elementi grafici, il colore, le assonanze tra parole. Si tratta di elementi caratteristici di un marchio che, a rigor di logica, dovrebbero distinguerlo rispetto ai marchi dei competitor. I marchi registrati, tuttavia, sono così tanti che qualche caso di sovrapposizione può capitare. Logo e marchio: valore per le aziende I cambiamenti nel logo e nel marchio di un'azienda raccontano anche l'evoluzione dell'azienda stessa nel corso del tempo. Non potrebbe essere diversamente, dal momento che questi due elementi sono la sintesi della storia, dei valori e del vissuto di un'impresa. Dopo aver considerato la differenza tra logo e marchio, allora, vediamo qual è il loro valore per le aziende. Un logo ben costruito è in grado di richiamare immediatamente l'identità aziendale. Certo, prima bisogna dargli tempo: il tempo che serve perché venga riconosciuto dal pubblico di riferimento e sia associato all'impresa che rappresenta. Perché questo succeda e, di conseguenza, il logo diventi un elemento a valore aggiunto per l'immagine aziendale, bisogna costruirlo in modo strategico. Un buon logo deve: Essere facilmente riconoscibile e e distinguersi chiaramente da quello di altre aziende. Questo vale con riferimento al logo delle imprese concorrenti, ma anche tenendo in considerazione aziende di settori diversi. Richiamare a colpo d'occhio l'identità del brand. Sembra difficile, trattandosi di una semplice scritta: eppure gli esempi efficaci non mancano. Pensa al logo della Disney, creato partendo dalla firma autografa del grande Walt. Un logo che si rifà  al carisma del fondatore, ma che ricorda anche l'essenza della mission aziendale: dare vita ai sogni con un tratto di penna. Seguire l'evoluzione dell'impresa: se un logo non rispecchia più l'identità dell'azienda, deve essere modificato. Tra gli esempi migliori, il cambiamento nel logo di Nike: se all'inizio degli anni settanta la scritta era in corsivo, già alla fine del decennio il carattere diventa uno stampatello aerodinamico e deciso. Oggi, addirittura, la scritta è scomparsa, lasciando solo il famosissimo swoosh che abbiamo imparato ad associare all'azienda. Come dire: è talmente conosciuta che non c'è nemmeno bisogno di nominarla, il suo simbolo basta a identificarla. Quando si parla di marchio valgono le stesse considerazioni, allargate anche agli elementi grafici che accompagnano la scritta del logo. In più, se un'impresa decide di registrarlo, il valore commerciale del marchio è anche legalmente tutelato. Creare un logo e un marchio efficaci è un'attività strategica che va curata insieme all'azienda. L'ideazione di un logo richiede non solo creatività e abilità grafica, ma anche la capacità di immaginare scenari, possibilità di utilizzo e opportunità. Vuoi un logo vincente per la tua impresa? Affidati alla nostra agenzia grafica: lo svilupperemo insieme, a misura della tua identità aziendale.
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21 giugno 2022
Naming aziendale: come sceglierlo
Naming aziendale: il nome del nostro brand, della nostra azienda, della nostra attività. Sceglierne uno efficace vuol dire trovare il modo di farsi ricordare immediatamente nello spazio di pochissime parole. A volte ne basta una, altre ne servono due o tre: in ogni caso, ci sono tecniche e accorgimenti che aiutano a costruire come si deve il naming di un'impresa. In questo articolo vedremo meglio che cos'è un naming aziendale, perché è importante e come crearlo. Il naming aziendale vincente: caratteristiche Quali sono le caratteristiche di un buon naming aziendale? Pensa ai brand che ricordi con più facilità e prova a riflettere su come sono costruiti. Facci caso: hanno più o meno tutti delle caratteristiche comuni. La prima, e forse anche quella più immediatamente riconoscibile, è la brevità: un buon naming è breve, perché le parole brevi sono più facili da ricordare rispetto a quelle lunghe. In più, sono perfette per loghi, marchi e grafiche. Immagina ad esempio cosa succederebbe se invece dell'acronimo FIAT sulla carrozzeria della tua auto ci fosse scritto per intero Fabbrica Italiana Automobili Torino. L'esempio rende l'idea, giusto? Per essere semplice da ricordare, un brand deve essere anche facile da pronunciare e comprensibile. Se il nome di un brand assomiglia a uno scioglilingua, le persone faranno fatica a ripeterlo: e un nome poco ripetuto difficilmente si fissa nella mente di chi lo sente. La terza caratteristica di un naming aziendale efficace è la capacità di distinguersi. A volte capita che lo stesso nome appartenga a brand diversi: fortunatamente, di solito si tratta di aziende di settori differenti. Se però un'azienda ha lo stesso nome di un'altra, di ambito differente ma molto più conosciuta, si corre il rischio di essere confusi, oppure fagocitati. Trasferendo la situazione nel campo delle ricerche online, ad esempio, se gli utenti cercano il nome di un brand il primo ad apparire sarà quello più noto. Dal momento che stiamo parlando di web, un'altra caratteristica fondamentale di un buon naming aziendale è la disponibilità. In altri termini, il fatto che il nome a cui stai pensando per la tua azienda non sia già "occupato" da qualcun' altro. Due situazioni in cui questo elemento diventa particolarmente importante sono: La registrazione di un marchio: prima di procedere si devono fare ricerche non soltanto sul nome del brand, ma anche su marchio e logo. Oltre ad assicurare che il naming sia disponibile, questa attività serve anche a evitare che altre aziende con nome, categoria merceologica o logo simile al nostro si oppongano alla registrazione. L'acquisto di un dominio per il sito web: in questo caso possiamo sfruttare i vari servizi online che permettono di verificare se un dominio è già stato acquistato in precedenza. Quando succede, il sistema ci propone anche alcune possibili soluzioni, come il  cambio di estensione del dominio (da .it a .com o .org, ad esempio). L'ultima caratteristica fondamentale è forse la più importante: il naming aziendale deve piacere ai clienti. Perché questo succeda, serve un mix di tutti gli elementi di cui abbiamo parlato. Una volta deciso il naming, l'idea migliore è quella di fare un test, proponendolo a potenziali clienti, persone che lavorano nell'ambito del marketing, dipendenti.  Se funziona, saranno loro a dirtelo per primi. I sette tipi di naming aziendale Il naming è un elemento fondamentale per la comunicazione della tua azienda, anche in termini di digital branding.  Non tutti i naming sono uguali, però: ce ne sono di diverso genere, ognuno con una funzione o un'impostazione costruttiva specifica. Se proviamo a classificarli secondo questa suddivisione, possiamo individuarne sette tipi: Descrittivo: un naming aziendale descrittivo contiene una parola che rimanda direttamente ai prodotti o ai servizi offerti dall'impresa. Tra gli esempi più classici, Poltronesofà: un nome semplice, intuitivo, facile da ricordare. Certo, non è la scelta più originale, ma l'azienda dal canto suo ci ha messo il carico da novanta, grazie alle campagne di comunicazione che tutti abbiamo imparato a conoscere. Astratto: è il caso del nome di un brand che, di per sé, non ha significato. Un suono accattivante, una parola cambiata per diventare un nome che rimane subito in testa. Ad esempio, il nome Avon, brand di cosmetici conosciuto in tutto il mondo per il suo sistema distributivo. Lessicale: potremmo definirlo un gioco di parole. Infatti il naming aziendale di questo tipo deriva dall'accostamento di parole, oppure dall'inserimento di onomatopee e allitterazioni. Ad esempio il nome dei LEGO®, i mattoncini più famosi del mondo, nasce dall'unione delle parole danesi "Leg godt", cioè "giocare bene". Geografico: in alcuni casi il paese di provenienza è talmente collegato all'identità di un brand che l'azienda sceglie di includerlo nel proprio naming. Capita di frequente con le compagnie di bandiera, o con altre imprese di importanza nazionale, spesso pubbliche: Air France, Poste italiane o Italcementi sono esempi di questo genere. Evocativo: un naming aziendale evocativo sceglie un'immagine o una metafora che si collega immediatamente ai valori dei brand. Pensate ad esempio a nomi come Jaguar o Puma: due scelte che evocano lo scatto agile e potente di un felino, il primo nel settore delle auto di lusso, il secondo in ambito sportivo. Patronimico: soluzione molto diffusa, che usa il nome del fondatore (o della famiglia fondatrice) per identificare il brand. Barilla Rana, Dolce&Gabbana, Bulgari: dal food al fashion moltissime imprese di eccellenza del Made in Italy hanno scelto il patronimico come naming aziendale. Acronimo: se il nome di un'azienda è una sigla, può darsi che si tratti di un acronimo. Ad esempio, ENI sta per Ente Nazionale Idrocarburi, mentre IBM è l'acronimo di International Business Machines. Una panoramica veloce, che però ci fa entrare nei meccanismi operativi di studio e creazione del naming aziendale. E siamo sicuri che mentre scorrevi l'elenco ti sono venuti in mente moti altri esempi. Come costruirlo, passo dopo passo Ma esistono delle regole per creare un naming davvero efficace? Intendiamoci, non vogliamo limitare la creatività, ma proviamo comunque  a darti qualche suggerimento utile. Prima di lanciare un brainstorming interno con i tuoi collaboratori alla ricerca del nome perfetto, fermati a riflettere: qual è il messaggio che vuoi trasmettere? Il naming della tua azienda dovrà rispecchiare, anche solo per associazione di idee, suoni o elementi i valori del tuo brand e la tua specificità. Ad esempio, scegliere un patronimico significa mettere in luce la storicità dell'azienda e l'esperienza di chi l'ha fondata. Un nome costruito associando più parole, invece, rimanda da subito al campo semantico della tua attività. Un secondo aspetto da considerare è la concorrenza. Ricorda le caratteristiche fondamentali del naming aziendale di cui abbiamo parlato all'inizio e chiediti: Quali strategie hanno applicato i tuoi concorrenti nella scelta del nome del loro brand; Considerandolo dall'esterno, quali sono i punti di forza e i punti di debolezza del naming scelto dai tuoi competitor. Ad esempio un nome potrebbe essere difficile da ricordare, ben focalizzato sul loro ambito di attività o piuttosto generico, originale o più comune. Se possibile, che tipo di comunicazione sviluppano verso i clienti e verso altri soggetti con cui entrano in contatto. Il tono usato, le modalità di comunicazione, il feedback dei clienti sono in linea con il loro naming? Ѐ arrivato il momento di dare sfogo alla creatività con un brainstorming: siediti ad un tavolo con il tuo team, spiega loro le tue considerazioni iniziali e invitali a suggerire tutti i nomi possibili. Non giudicare le proposte: lascia i partecipanti liberi di esprimersi, perché spesso il guizzo geniale arriva quando meno te lo aspetti. Ora restringi il campo: considera i naming proposti alla luce dei criteri di valutazione di cui abbiamo parlato all'inizio e identifica i due o tre migliori. A questo punto, proponili al tuo gruppo di lavoro, magari coinvolgendo anche qualche cliente effettivo o potenziale. Una volta individuato il naming aziendale giusto, inizia ad approfondire: Crea un logo collegato e un pay - off che esprima più esplicitamente i valori del tuo brand. Quando avrai definito questi elementi, inizia a sviluppare l'immagine coordinata. Utilizza naming, logo e pay - off per il tuo sito, le tue presentazioni, la tua carta intestata. Infine, fai qualche test: sottoponi naming, logo, payoff e immagine coordinata ai possibili clienti e studia la loro reazione. La vera cartina di tornasole, ovviamente, sarà la reazione del mercato quando il tuo brand verrà lanciato ufficialmente. Iniziare con il naming aziendale giusto, però, è un primo passo importante verso il successo. E se cerchi qualcuno che ti aiuti non solo a individuare il naming per la tua azienda, ma anche a sviluppare un'immagine coordinata collegata, contattaci. Il nostro studio è specializzato in comunicazione, digital branding e grafica.
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07 giugno 2022
Come creare un piano editoriale Instagram perfetto
Come creare un piano editoriale Instagram efficace? Una domanda che chi usa Instagram in modo professionale si è senz'altro fatto più di una volta. Pianificazione e programmazione, infatti, sono indispensabili per strutturare un piano editoriale che funzioni. In questo articolo vedremo come creare un piano editoriale Instagram perfetto partendo dall'impostazione della strategia di base. Proporremo poi una veloce panoramica dei tipi di contenuti che possiamo inserire nella nostra programmazione e, infine, ci concentreremo proprio sulla fase operativa di pianificazione del piano editoriale. Piano editoriale Instagram: strategia generale Se pensi di poter gestire il profilo Instagram della tua impresa o della tua attività senza una pianificazione precisa, seguendo l'ispirazione del momento, c'è qualcosa che non va. I contenuti che pubblichi, infatti, devono seguire una logica, in base agli obiettivi che vuoi raggiungere. Per creare il tuo piano editoriale su Instagram, allora, bisogna prima di tutto definire come impostarlo da punto di vista strategico. Ecco alcune domande utili da farsi: Qual è il mio obiettivo? Chiediti che risultato vuoi ottenere attraverso i contenuti che pubblichi. Ad esempio, potresti voler comunicare qualche aspetto del "dietro le quinte" della tua attività, magari meno evidente ma capace di fare la differenza rispetto ai tuoi competitor. Oppure, potresti voler creare una community che interagisca con te, magari ideando delle rubriche o degli appuntamenti fissi dedicati a un tema in particolare. A chi mi sto rivolgendo? Studia bene le caratteristiche del tuo target: età, abitudini quotidiane, interessi, esigenze, linguaggio. Ricordati che tutti i contenuti del tuo piano editoriale Instagram sono pensati per chi segue il tuo profilo, non per te stesso: di conseguenza, un contenuto rilevante per te può non esserlo per il tuo target. Ad esempio, potresti pubblicare un post che descrive per filo e per segno le caratteristiche tecniche di un nuovo prodotto e ricevere pochissimi riscontri in termini di like, commenti e interazioni. Perché? Perché ai tuoi clienti interessa non tanto "com'è fatto" il tuo prodotto, ma "a cosa serve" e come può venire incontro alle loro necessità. ("La gente non vuole un trapano, vuole un buco nel muro", diceva Philip Kotler). Come comunicano i miei competitor? Vai a vedere i contenuti che i tuoi concorrenti pubblicano su Instagram. Screma i profili e scegli di seguire solo quelli che pubblicano con una certa frequenza e che presentano i migliori risultati in termini di interazioni. Non considerare solo il numero di follower: privilegia piuttosto chi riesce a sviluppare uno scambio costante con il proprio pubblico. Dopo qualche tempo, ti accorgerai che alcuni contenuti sono più efficaci di altri: puoi riproporne di simili nel tuo piano editoriale Instagram, personalizzandoli in base alle caratteristiche della tua impresa. Quali sono i contenuti che mi differenziano? Soffermati su alcuni argomenti che rappresentano bene l'identità del tuo brand e crea delle rubriche dedicate. Pensale come degli appuntamenti a scadenza regolare che i tuoi follower aspettano, settimana dopo settimana o mese dopo mese. Un esempio? "L'angolo della sostenibilità", in cui parli delle azioni che la tua impresa sviluppa a tutela dell'ambiente. Oppure "Lo sapevi che...", una rubrica dedicata al "dietro le quinte" della tua attività o alle curiosità del tuo settore. Nella tua analisi strategica, ricorda sempre un elemento fondamentale: la prima funzione dei canali social è quella di coinvolgere il tuo target. Non aspettarti vendite o conversioni dirette: Instagram serve a tenere vivo l'interesse dei tuoi follower su quello che fai. Una community interessata e partecipe, poi, sarà più portata ad approfondire anche attraverso altri canali. Il tuo sito, il tuo e-commerce, la tua newsletter: le conversioni arriveranno da lì. Contenuti da proporre Capire come creare un piano editoriale Instagram efficace vuol dire, ovviamente, identificare il tipo di contenuti da pubblicare: possiamo farlo distinguendoli per obiettivo e per tipologia. Partendo dalla prima distinzione, i contenuti publicati sui social possono essere informativi, coinvolgenti o promozionali. I contenuti informativi hanno lo scopo di dare informazioni utili a chi segue la pagina. Un'impresa che vende prodotti per il fai da te, ad esempio, potrebbe pubblicare un video che spieghi come utilizzare correttamente la colla a presa rapida. Oppure, un'azienda di moda potrebbe dedicare un carosello alla certificazione GOTS, utilizzata per certificare la sostenibilità dei tessuti. I contenuti promozionali servono a raccontare direttamente cosa fai, i tuoi servizi, i risultati che raggiungi. Sono contenuti di tipo più commerciale, perché hanno direttamente a che fare con l'attività di business della tua azienda. Ad esempio, un ristorante potrebbe aggiornare i clienti che seguono la sua pagina sulle prossime cene a tema in programma. Oppure, un'azienda vitivinicola darà spazio ad un nuovo vino inserito a catalogo o all'ultimo riconoscimento ottenuto ad un concorso internazionale. I contenuti coinvolgenti, infine, servono a stimolare l'interazione e le reazioni dei nostri follower. Quando raccontiamo l'attività della nostra azienda su Instagram, ci sono tantissimi contenuti adatti a coinvolgere: ad esempio, il racconto di com'è nata l'impresa, oppure una presentazione del nostro team, o ancora il racconto di uno scambio di battute con un cliente del nostro negozio, vicino alla realtà quotidiana di chi ci segue. Un discorso a parte meritano i tipi di contenuti che possiamo inserire nel nostro piano editoriale Instagram, considerati dal punto di vista tecnico. Post, stories, reel e tutti gli altri contenuti che troviamo nei profili che seguiamo hanno caratteristiche e funzioni specifiche: Post Instagram: il contenuto più classico. Una foto o un breve video, un testo, (la cosiddetta "caption"), di solito una call to action finale e gli hashtag di accompagnamento. Il testo avrà un tono e un contenuto studiati su misura per l'obiettivo del post, che di solito è finalizzato a far compiere a chi lo legge una determinata azione. Carosello: si tratta di una sequenza di immagini che hanno la stessa grafica di base e contengono del testo. Potremmo definirlo come una sorta di "powerpoint" su Instagram. Il suo obiettivo è trattare un tema, esaminare un problema, proporre una soluzione. Anche in questo caso, la sequenza termina con una call to action. Stories: sembrano contenuti quasi improvvisati, perché sono immediati, coinvolgenti e molto spesso comprendono brevi video. Chi le pubblica racconta qualcosa di sé, i suoi programmi per la giornata, un fatto appena successo o che è in corso di svolgimento. Sono tra i contenuti più coinvolgenti in assoluto, perché possono includere grafiche e musica, sondaggi, inviti a interagire lasciando un commento o rispondendo a una domanda. E, contrariamente a quanto si pensa di solito, sono accuratamente pianificati in anticipo... quasi sempre. Reel: brevi video che gli utenti possono condividere direttamente sul proprio profilo attraverso una sezione specifica. Possono essere integrati con effetti grafici, testo, effetti sonori, musica. Sono rapidi, coinvolgenti e accattivanti: generano molte interazioni, ma vanno dosati e calibrati in base agli obiettivi di comunicazione e all'immagine che l'azienda vuole dare di sé. Dirette: video più lunghi trasmessi in diretta e salvati su Instagram Video, la sezione dedicata ai video creati dagli utenti. Uno strumento utilissimo, ad esempio, per realizzare tutorial che spieghino come funziona un prodotto o un servizio, o per creare delle interviste in diretta con un ospite, attirando anche i suoi follower sul nostro profilo. Per ciascuno dei contenuti di cui abbiamo parlato andranno presi in considerazione anche altri elementi. La grafica dei post, ad esempio, che va studiata e replicata per dare coerenza alla nostra immagine. Oppure, la scelta degli hashtag di riferimento, che segue regole precise, alternando hashtag più generici o più specifici per intercettare le ricerche degli utenti. Organizzazione e pianificazione Una volta definita la nostra strategia e identificati i tipi di contenuti da pubblicare, è il momento di organizzare e programmare il nostro piano editoriale Instagram. Come farlo in modo efficace? Ecco alcuni suggerimenti di base: Individua cinque o sei argomenti principali. Identifica alcuni temi da sviluppare e, per ciascuno, pensa a quali contenuti proporre all'interno del piano editoriale. Varia i contenuti per obiettivo. Alterna post coinvolgenti, informativi e commerciali, in modo da offrire a chi ti segue contenuti utili, inviti a interagire o notizie dedicate a promozioni, servizi o prodotti. Varia i contenuti per tipologia. Pubblica video, post con immagini statiche, stories coinvolgenti. Per ciascuna tipologia, poi, studia le reazioni dei tuoi follower per valutare quali contenuti apprezzino di più. Programma i tuoi post con precisione e in anticipo, in modo da sapere con esattezza che tipo di contenuto uscirà e quando. In questo modo, non ti capiterà di dover gestire "vuoti di calendario" nel tuo piano editoriale Instagram. Come faccio a tenere sotto controllo tutte queste attività? Ti chiederai. Non preoccuparti: esistono diversi strumenti gratuiti sul web che possono aiutarti nella fase di programmazione. Si tratta di software che ti permettono di pianificare in anticipo i tuoi contenuti: una volta caricati, il sistema di gestione si occupa di pubblicarli automaticamente nel giorno e nell'ora previsti. Come dire: fatto una volta, non ci pensi più. Tra gli strumenti più comuni, ad esempio, ci sono: Creator Studio, uno strumento che Facebook mette a disposizione per programmare i post sia su Facebook che su Instagram. Puoi inserire immagini e video, modificare il testo differenziandolo per canale, aggiungere gli hashtag solo per la pagina Instagram, pianificare la pubblicazione a orari differenziati e molto altro. Onlypult: una piattaforma dal funzionamento simile alla precedente, con il vantaggio che i social collegare sono molti di più. Con un unico strumento, potrai programmare non solo i contenuti del tuo piano editoriale Instagram, ma anche gestire Linkedin, Facebook, Twitter, Tik Tok e così via. Hootsuite: piuttosto simile a Onlypult, comprende interessanti funzioni di reportistica, alcune disponibili anche nella versione free. Certo, sviluppare e pianificare i tuoi contenuti su Instagram, magari gestendo il tuo piano editoriale anche su altri social, è un'attività che richiede tempo. Occuparsene con costanza, però, permette di ottenere buoni risultati in termini di fidelizzazione clienti, creazione di una community attiva attorno al tuo brand, miglioramento della tua immagine online. E se hai bisogno di qualcuno che organizzi e gestisca questa attività per te, contattaci: ti aiuteremo a sviluppare un piano editoriale su Instagram e sugli altri social media a misura dei tuoi obiettivi aziendali.  
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24 maggio 2022
Digital branding: cos'è e come curarlo
Strutturare una strategia di digital branding significa capire come veicolare in modo efficace l'identità della tua azienda online. Un obiettivo che parte ovviamente da ciò che tu vuoi comunicare come impresa, ma che deve tener conto anche di come la tua comunicazione viene percepita dal tuo pubblico target. Per dirla parafrasando le parole di una celebre frase di Jeff Bezos: "Il branding è ciò che dicono della tua impresa quando tu sei uscito dalla stanza". Vediamo allora più nel dettaglio quali sono gli elementi del digital branding, come costruire una strategia di digital branding efficace e quali vantaggi porta questa attività alle imprese. Digital branding: cos’é Il digital branding è un'attività strategica per un'azienda che vuole sfruttare i canali digitali per farsi conoscere e per comunicare le proprie caratteristiche distintive. Lo scopo è quello di differenziarsi rispetto ai concorrenti, far emergere con chiarezza la propria proposta di valore e, di conseguenza, farsi scegliere da clienti e partner di business. Per costruire il proprio digital branding serve considerare diversi elementi, interni ed esterni all'impresa. Tali elementi hanno a che fare, ad esempio, con l'identificazione dei tuoi valori e con l'analisi della tua clientela, dei suoi bisogni e di ciò che la tua azienda può fare per loro. Tra gli aspetti da valutare I valori della tua impresa: per individuarli è utile ragionare sulla tua storia, sul tuo modo di proporti al mercato, sulle caratteristiche che ti differenziano rispetto ai competitor. Tali valori dovranno emergere da ogni contenuto online creato dalla tua azienda. Il tuo target di mercato, ossia i clienti a cui ti rivolgi. Tale fase  definisce che sono le tue buyer personas, ossia chi è interessato ad acquistare i tuoi prodotti o i tuoi servizi. Per tracciarne l'identikit serve un'analisi approfondita dei loro bisogni, dei loro interessi e dei loro valori, partendo dalle abitudini quotidiane e considerando anche il tipo di contesto familiare, professionale e culturale in cui si muovono. Le caratteristiche della tua offerta. Sulla base dei punti precedenti, riconsidera i prodotti e i servizi che offri e individua come possono rispondere ai bisogni del tuo target. Prova a capire se ciò che la tua impresa propone soddisfa le necessità di una nicchia di mercato non ancora satura a cui proporti come impresa dal valore riconoscibile. I tuoi competitor: studia come si muovono online, quali canali utilizzano, che tipo di contenuti pubblicano, qual è il loro stile. Ad esempio: sono presenti su tutti i social o solo su alcuni? Pubblicano contenuti con frequenza o di rado? A chi si rivolgono? Il tuo tone of voice, ossia il tuo stile di comunicazione. Se, ad esempio, vuoi trasmettere l'idea di un'impresa dinamica e innovativa, adotterai uno stile deciso, con contenuti brevi, incisivi e che vanno dritti al punto. Tutti gli elementi considerati andranno rielaborati in una strategia di base, espressa attraverso le brand guidelines. Si tratta di un documento che definisce le linee guida della comunicazione aziendale, in modo da renderla sempre coerente su tutti i canali digitali. Gli strumenti da utilizzare Dopo aver completato la riflessione sugli elementi principali del tuo digital branding, è necessario definire la strategia collegata e le attività operative necessarie a svilupparla. L'obiettivo generale di una strategia di digital branding è quello di comunicare efficacemente l'identità delle tua impresa al tuo pubblico target in modo da: Farti conoscere, specie se la tua impresa finora non ha investito molto nella sua presenza digitale; Evidenziare cosa ti differenzia rispetto ai concorrenti, sia in termini di valori che in termini di prodotto o servizio offerto; Proporre contenuti che facciano capire chiaramente come tua offerta incontri i bisogni, gli interessi e i valori del tuo target di riferimento. Coinvolgere e interessare il tuo pubblico, così da spingerlo ad approfondire le caratteristiche della tua offerta e magari a prendere contatto diretto con te. In altre parole, l'obiettivo è arrivare al tuo target utilizzando i canali di comunicazione su cui è più presente, attirando la sua attenzione con contenuti e informazioni interessanti, coinvolgenti e in linea con i suoi valori. Una strategia di digital branding efficace dovrà anche considerare di cambiare il tipo di contenuto e adeguare il messaggio in base al canale utilizzato.  Per esempio, potrai utilizzare il tuo sito web per dare informazioni sui prodotti e sui servizi della tua impresa e il tuo blog aziendale per offrire contenuti che rispondono alle domande più frequenti dei tuoi clienti. La newsletter, invece, è un ottimo strumento per fidelizzare i tuoi clienti, mentre i social network sono utilissimi per coinvolgere il tuo pubblico, alternando contenuti commerciali, informativi ed emozionali e utilizzando video, infografiche, citazioni, call to action mirate.  In ogni caso, in una buona strategia di digital branding, i contenuti prodotti devono seguire alcune buone pratiche di base:  Cura la coerenza con i valori della tua impresa. Un contenuto non coerente rende l'immagine della tua azienda poco autentica e di conseguenza poco efficace; Sviluppa ogni contenuto in base all'obiettivo che vuoi ottenere. Porta chi ti segue sul web a compiere l'azione per cui i tuoi contenuti sono stati pensati, che sia una visita ad una pagina specifica del tuo sito o un invito ad approfondire un contenuto di interesse. Pubblica contenuti anche su canali di altri. Un'intervista o un articolo che parla della tua impresa pubblicati su un blog o un magazine di settore autorevole rafforzano l'immagine del tuo brand. Vediamo ora perché la tua azienda dovrebbe curare la propria strategia di digital branding. I vantaggi per le imprese Investire sul digital branding della tua impresa porta vantaggi tangibili: sopratutto in termini di posizionamento sul mercato e di comunicazione efficace nei confronti del tuo target.  Definire la tua strategia di branding, ad esempio, porta a considerare con più attenzione ciò che ti differenzia dai tuoi concorrenti e a veicolarlo meglio. Potrai comunicare con più efficacia la tua identità, il valore dei tuoi prodotti o servizi, le caratteristiche che li rendono più rispondenti alle richieste e agli interessi del tuo target. In una parola: avrai la possibilità di posizionarti meglio sul mercato rispetto ai tuoi competitor. Parlando del tuo target, considera che oggi sempre più spesso i consumatori scelgono di acquistare da brand di cui condividono i valori. A dirlo, ad esempio, è un report pubblicato a fine 2020 da Criteo su dati italiani: il 63% degli intervistati afferma che i valori del brand influenzano le loro decisioni di acquisto. Da questo punto di vista, studiare in modo più approfondito ciò che i tuoi clienti vogliono, attraverso una buona analisi delle buyer personas, è un ottimo spunto per pensare a come sviluppare nuovi prodotti o servizi. Infine, anche una strategia di digital marketing attenta e presente sui canali digitali che il tuo pubblico target utilizza porta effetti tangibili. Se i tuoi contenuti sono interessanti, utili e coinvolgenti, ad esempio, potranno essere proprio i tuoi potenziali clienti o partner di business a cercarti per primi. Pensa a qualcuno che legge un articolo su un magazine specializzato che parla del nuovo prodotto che hai appena lanciato. Oppure a un'azienda che cerca un fornitore e ha appena visto un post con un video che mostra come lavora la tua impresa. Se sei riuscito a interessarli e a incuriosirli, ti cercheranno online, troveranno il tuo sito e si informeranno sui tuoi prodotti o i tuoi servizi: il primo passo per trasformarli in clienti effettivi.
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10 maggio 2022
Marketing del vino: l'esperienza di Studio Perazza
Le nuove tendenze del marketing del vino Il marketing del vino chiama, Studio Perazza risponde.  Nell'ultimo anno l'agenzia di comunicazione di Roncade, in provincia di Treviso, ha seguito diverse imprese del comparto, proseguendo collaborazioni consolidate già in corso e attivandone di nuove. E ricevendo importanti riconoscimenti: come i premi assegnati alla 26esima edizione del premio tecnico della pubblicità Mediastars, che confermano la solida esperienza e gli ottimi risultati di Studio Perazza nel settore. Un mercato complesso e in espansione, quello del vino, con un valore complessivo di 14,2 miliardi di euro nel 2021 e una crescita prevista fino a 19 miliardi di euro nel 2025 (Dati Sole 24 ore da vino.com). Per conquistare un mercato così ampio e concorrenziale, è fondamentale cogliere i trend di marketing attuali, tra conferme e nuove tendenze: Branding: il marketing del vino è racconto delle aziende produttrici e del loro legame con il territorio, ma anche, sempre di più, capacità di cogliere, interpretare e soddisfare gusti e abitudini di vecchi e nuovi clienti. Consumatori sempre più consapevoli: soprattutto tra i giovani, il vino diventa una scelta mirata. Millenials e Generazione Z premiano i vini sostenibili o a coltivazione biologica e si informano prima di acquistare, anche in tema di vitigni autoctoni. Esperienza. Vivere i vigneti, conoscere le fasi di trasformazione dalla vite alla bottiglia, assaggiare il vino dal produttore. Sempre più spesso l’acquisto passa attraverso l’esperienza diretta, con 14 milioni di turisti all’anno a visitare cantine e wine resort. La comunicazione e il marketing del vino preparano la strada all’esperienza, puntando sulle emozioni e sull’evocazione di suggestioni sensoriali. L’importanza crescente dell’online: dopo i risultati significativi durante il periodo di lockdown, i consumatori continuano ad acquistare vini online, con il 4% delle vendite nel settore in Italia. Anche in questo caso, però, ad ottenere i migliori risultati in termini di vendite sono i siti e gli e-commerce che affiancano ai prodotti strumenti e contenuti che sappiano coinvolgere i clienti. Chi si occupa di marketing del vino non può ignorare queste tendenze: che Studio Perazza traduce in strategie e contenuti studiati per accompagnare il consumatore dal primo contatto con l'azienda fino alla fase di acquisto. I risultati di Studio Perazza I riconoscimenti ottenuti all'edizione 2021 dei Media Stars Awards lo confermano: quattro dei cinque progetti premiati presentati da Studio Perazza, infatti, riguardano proprio il settore vitivinicolo. Premio special star per il copy del video storytelling  realizzato per Serena Wines 1881, azienda vitivinicola di Conegliano. Un video che parla ai giovani, esaltandone la capacità di scegliere in modo consapevole e deciso, ma evocando anche il legame con il territorio, come luogo di ispirazione e identità, da cui partire e a cui ritornare. Premio special star per la realizzazione del sito internet di Contarini Vini e Spumanti, di Vazzola, che valorizza da un lato le caratteristiche dell’azienda e il suo legame con il territorio, dall’altro l’unicità preziosa del prodotto. Tutto questo, offrendo all’utente un’esperienza di navigazione ottimale da qualsiasi dispositivo. Due premi special star per l’etichetta celebrativa realizzata da Studio Perazza per il Consorzio di tutela del Prosecco. Legata ai 1600 anni dalla fondazione di Venezia, l’etichetta si ispira alle architetture di Palazzo Ducale, evocando l'immagine della città delle meraviglie, simbolo del territorio veneto nel mondo, con una grafica minimale e immediata https://youtu.be/ak-mWvzQJL8 Riccardo Perazza, titolare dell'agenzia di comunicazione di Treviso, commenta così i risultati raggiunti: "Oggi è sempre più importante comunicare a tutto tondo, valorizzando i punti di forza delle imprese con strumenti diversi ma ben integrati tra loro. Siamo onorati di questo riconoscimento in un settore complesso: un premio al lavoro di squadra efficace sviluppato tra le aziende con cui collaboriamo e il nostro studio".
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11 aprile 2022
Le basi del marketing, dalle P alle C di Kotler
Un processo evolutivo di marketing dal Prodotto al Cliente. Il concetto di marketing mix nasce a metà del secolo scorso grazie alle menti di Jerome McCarthy e Philip Kotler che hanno teorizzato le attività operative necessarie alla realizzazione di un piano di marketing. Nel tempo, con la naturale evoluzione della società e dell’individuo stesso, i paradigmi sono cambiati spostando il focus dal prodotto al cliente e ai suoi desideri. La tradizione, le 4P Le prime quattro leve del marketing definite da Kotler e Carthy La teoria classica descrive ai suoi arbori 4P, ovvero Product, Price, Place e Promotion. Nello specifico, queste variabili possono essere così descritte: PRODUCT, il prodotto, ovvero le attività legate allo sviluppo del prodotto o alla realizzazione del servizio che si vuole offrire come il naming, il packaging, il branding,…; PRICE, il prezzo, ovvero le attività strategiche volte a posizionare il prodotto/servizio con politiche di penetrazione, scrematura e diversificazione del mercato e valutazione del percepito; PLACE, la distribuzione, ovvero i canali distributivi che verranno utilizzati per raggiungere il target cliente; PROMOTION, la promozione, ovvero le attività di comunicazione volte a interessare il cliente come la pubblicità, le sponsorizzazioni, il merchandising, i social, le PR,… Si tratta di leve di marketing fondamentali ancora oggi per definire una strategia di vendita di successo. Sarà poi necessario integrarle con un monitoraggio costante del mercato, del cliente e delle abitudini di acquisto sociali. L’evoluzione, le 7P Lo sviluppo delle leve teorizzate da Philip Kotler Negli anni, il mercato è cambiato e ha richiesto la teorizzazione di 3 ulteriori P, ovvero PEOPLE, le persone, ovvero i dipendenti stessi che lavorano nell’azienda e che la rappresentano, i valori condivisi che portano avanti collaborando alla definizione della reputazione dell’impresa; PROCESS, il processo, ovvero le modalità di fruizione del prodotto/servizio che deve essere recepito dal cliente come il risultato di attività efficienti da parte dell’azienda con attenzione alla qualità e al servizio. PHYSICAL EVIDENCE, l’esperienza, ovvero come il cliente recepisce la fruizione del prodotto/servizio acquisito creandosi una personale opinione dell’azienda stessa. Il cambiamento, le 4C Il focus dal prodotto al cliente e la definizione di quattro nuove leve La società ha subìto un profondo cambiamento, portando il focus dal prodotto al cliente. Per questo motivo, Robert F. Lauterborn ha proposto di sostituire il paradigma delle 7P con 4C. CUSTOMER, il cliente, ovvero i desideri e le esigenze che lo spingono a effettuare l’acquisto e affezionarsi al brand; COST, il costo, ovvero il prezzo che il cliente target è disposto a pagare per quel prodotto/servizio; CONVENIENCE, la convenienza, ovvero la modalità più comoda per il cliente per accedere al prodotto o usufruire del servizio; COMMUNICATION, la comunicazione volta non alla pubblicità del prodotto, ma alla più ampia concezione di marchio, valori e reputazione. Il futuro green La società definisce leve sostenibili per i suoi acquisti Per sua caratteristica e definizione, il marketing continuerà a evolversi in relazione alla società e al modus cogendi umano. In base all’andamento della sensibilità comune condivisa mondiale, nonché alle decisioni dei maggiori leader e Paesi, è lecito ipotizzare che si stia già sviluppando un ulteriore leva: il Green Marketing, ovvero tutte le politiche di sostenibilità intraprese dall’azienda per agire in maniera etica, trasparente e consapevole nei confronti dei vari stakeholders e del mondo intero. Perché, citando Philip Kotler, “i clienti, non i concorrenti, decidono chi vince la guerra”.
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05 aprile 2022
I dati digital italiani 2021: sempre più connessi?
Com'è stato l’andamento dell'anno appena trascorso tra gli utenti e l’utilizzo del web? Grazie all’annuale Global Digital Report di We Are Social scopriamo insieme i dati digital italiani. Sempre più connessi, sempre più in rete. A condividere la nostra quotidianità, a creare legami virtuali. Ma anche ad avvicinarci, molto più velocemente a causa della pandemia, a nuovi strumenti di quella che chiamiamo digital innovation. Con le abitudini di acquisto online che cambiano e la nascita di nuovi spazi sul web, lo smart working che si avvicina al nostro modo di pensare il lavoro, emerge il desiderio di nuove esperienze, anche in rete; allora, le piccole e grandi imprese si sono dovute adeguare alle nuove esigenze del consumatore/utente: ad esempio, con l'intelligenza artificiale, la virtual reality, nuovi sistemi di intendere l’e-commerce, in un periodo storico in cui il "metaverso" ormai non ci sembra più uno strano neologismo. Connettività e interscambio: i dati digital italiani In effetti, quanto tempo passiamo online? In base al Report annuale dell'agenzia creativa We Are Social, nonostante il tempo che passiamo online è, come previsto dopo un 2020 in lockdown, in leggerissimo calo (- 3%), le persone connesse ad internet in Italia sono aumentate dell'1,7%, con un aumento considerevole degli utenti che scelgono di iscriversi ad un social media.  Più utenti connessi, più crescono le persone che utilizzano nella loro routine, che sia per il tempo libero o per lavoro, device come smartphone, computer, laptop e tablet, con un evidente aumento dei dispositivi smart home. Con l’aumento della richiesta, aumenta anche la risposta: brand e aziende hanno quindi affrettato velocemente la possibilità, sempre più reale, di rimanere connessi. Con più facilità, funzionalità e usability. Sempre di più utilizziamo il web per essere aggiornati sull'attualità e l'informazione. Infatti secondo i dati digital italiani, il maggiore motivo di connessione nel nostro Paese è la ricerca di informazioni (73,6%) e seguire notizie ed eventi correnti (67,4%), insieme alla classica ricerca sul web dell’ "how to do things" (60,7%). Il dato importante è che quasi una persona su tre cerca informazioni con i social media e soprattutto brand e prodotti di proprio interesse. In quanto ai canali di ricerca, il 90% degli utenti guarda online contenuti tramite video, soprattutto contenuti musicali. Cross-device, quasi l'82% degli italiani ama passarla con i videogiochi.  Dati digital italiani del 2021: che ruolo hanno avuto i social media? E per quanto riguarda l'utilizzo dei social media? Nonostante i cambiamenti sempre più radicali riguardo la protezione della privacy degli utenti (notevole l’aumento di preferenza verso Telegram come app di messaggistica), crescono i nuovi utenti sui social del 5,4%. Le motivazioni che spingono le persone a rimanere connesse con i social media sono le stesse che spingono gli utenti a navigare: rimanere informati e a contatto con affetti e famiglia, oltre a trascorrere online il proprio tempo libero. Quali sono i social media più utilizzati in Italia? Ovviamente, la fanno da padrone quelli a marchio Meta: al primo posto WhatsApp con il 90,8%, seguito come di consueto da Facebook ed Instagram. Crescono ancora di più gli utenti e i brand che scelgono di essere su TikTok (30%), e salgono in classifica rispetto all’anno scorso social media più inflazionati negli USA, come Discord, Snapchat e Reddit. In base ai dati digital italiani e al Global Report, siamo in un mondo sempre più connesso, ma dove si sta ridando piano piano più valore al tempo da spendere "offline": ci adeguiamo agli spazi che cambiano, siamo alla ricerca di experience virtuali che assomigliano sempre di più alla realtà. 
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15 marzo 2022
Perché promuovere la propria azienda con una campagna video?
Scegliere di promuovere la propria azienda attraverso una campagna di video studiata attraverso la visual marketing strategy è un’ottima soluzione per rendere degli utenti target, potenziali clienti. Le opportunità di comunicare la propria impresa sono diverse, tuttavia gli annunci YouTube, attraverso dei video, permettono di promuovere con maggiore efficacia un messaggio ad un vasto pubblico target. Secondo vari studi pubblicati, i consumatori affermano non solo che hanno scoperto dei nuovi brand su YouTube (70%), ma anche che la visualizzazione di filmati li ha aiutati a memorizzare brand (53%). Il video infatti, rispetto a un contenuto statico, permette di creare un coinvolgimento immediato con il pubblico, grazie all’attenzione che viene maggiormente attirata da spot, piuttosto che da foto e post. Quali sono gli strumenti per analizzare una campagna video? Decidere di promuovere la propria impresa attraverso una campagna video può essere un’ottima strategia comunicativa, vista la sua potenza virale. É necessario poter quindi analizzare e comprendere chiaramente l’andamento di queste promozioni. Lo strumento insights di Youtube permette sia di monitorare i principali KPI e l’andamento dell’annuncio, sia di visualizzare le informazioni riguardanti gli utenti che hanno visto il video. In questo modo sarà possibile avere una chiara panoramica dei vantaggi di avviare una campagna video. Qual è l’iter per realizzare un a campagna video di successo? Il percorso per la creazione di una campagna di visual marketing efficace è composto da diverse tappe fondamentali, quali: progettazione con obiettivi, ovvero la definizione dello scopo finale del video, del target a cui è rivolto e di ciò che si vuole ottenere dalla brand awareness al lancio di un nuovo prodotto, dalla collaborazione con un talent alla presentazione dei servizi Definizione del budget, ovvero l’impiego monetario necessario affinché il progetto video funzioni; Realizzazione, ovvero l’analisi e la successiva creazione del format, dello storyboard, la scelta dei talent, il Tone of Voice e l’interpretazione del VoiceOver, oltre che eventuali animazioni e grafiche; Distribuzione su social, web, monitor o altro, ovvero il montaggio in linea con le esigenze di ciascun canale di riproduzione sia esso privato aziendale oppure pubblico come nei social o durante eventi e fiere di settore. Quali sono i formati da utilizzare per delle campagne video? Google Ads permette di definire i formati video da promuovere su Youtube attraverso la scelta dell’obiettivo della campagna, sia esso di lead generation o di retargeting al sito web o di brand awareness. I formati più utilizzati negli annunci video sono: Bumper, ovvero video brevi che vengono inseriti come intro ad altri video e che l’utente non può skippare. Questi filmati di 5-6 secondi vengono mostrati a un target molto ampio e vengono utilizzati principalmente per le campagne CPM basate sulle impression. In stream, ovvero spot di video che vengono inseriti durante la visualizzazione di altri video e che hanno una durata variabile. Questi video, a seconda che permettano o meno all’utente di saltare l’annuncio, vengono usati per le campagne CPV, basate sulle visualizzazioni. Discovery, ovvero video che vengono visualizzati solamente nella Home tra le varie proposte dei risultati di ricerca o di video correlati. Questa modalità viene usata per le campagne PPC, basate sui click che permettono di riprodurli. Out stream, ovvero filmati studiati esclusivamente per essere riprodotti via mobile e non su YouTube, come banner, annunci native e nel feed. In quest’ultima opzione, il costo viene calcolato solo quando l’utente guarda il video per più di due secondi. La caratteristica principale della visual marketing strategy Per avere una visual marketing strategy di successo è necessario utilizzare del materiale video di qualità.  Gli annunci presenti nelle campagne video sono virali e permettono quindi di arrivare a un’importante e vasta fetta del target definito. Per questo, se il video promosso è studiato bene, coinvolgente e chiaro, i risultati saranno garantiti.
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